Recensione: Soundstrike – Manifesto


Che piaccia o no l’alternative metal ha avuto un ruolo importante nel modernizzare lo stesso concetto di metal che, al tempo (stiamo parlando della fine degli anni 90/inizio 2000), si stava fossilizzando su un’immagine ormai superata.
Pensate solo al fenomenale successo di band del calibro di System of a Down, Linkin Park, Limp Bizkit… oppure alla ventata di fresco che portarono i primi lavori di Slipknot, Korn e Deftones, tutt’oggi osannati tra i migliori dischi della storia.
Che poi questo movimento abbia dato vita anche ad un metal più tamarro e adatto alle stazioni radiofoniche è un altro discorso…
Il fenomeno esploso negli U.S.A. ha contaminato un po’ tutto il mondo arrivando anche in Italia, tanto che oggi recensiremo l’ultima fatica in studio dei nostrani Soundstrike.
“Manifesto” si presenta come il secondo lavoro di questa giovane band natia di Terni, dedita ad un alternative metal influenzato (e non poco) dai pilastri del genere quali i già citati Korn e Deftones, senza dimenticare una piccola dose di NIN.
12 canzoni per un totale di oltre 40 minuti ci presentano un prodotto valido ma non privo di difetti: se da una parte la voce di Francesco Coppo si è dimostrata più che ottima dall’altra troviamo una produzione non all’altezza, eccessivamente a favore del comunque buon basso di Arianna Svizzeretto e che fa chiaramente emergere il pessimo lavoro di Mattia Morelli

alle pelli.

Non sono certo qui per criticare l’operato ma troppe volte durante l’ascolto sono rimasto infastidito dal costante abuso del pedale, esageratamente proposto e riproposto nella solita salsa canzone dopo canzone.
Posso capire che il genere porti ad uno stile simile ma di meglio si poteva assolutamente fare.
Il contorno però è più che buono e lo si dimostra nei brani quali “WTF” (il mio preferito), il successivo “Manifesto” e la ballad “In Your Memories”, quest’ultima in grado di dare un pizzico di personalità al suono Soundstrike.
Azzeccati a mio avviso anche i sample elettronici inseriti in “Dazzling Abyss”, nel remix finale di “Manifesto” e nell’ispirata “Bark”, quarta traccia interpretata benissimo dal solito Coppo.
Il duo “Jackal & Zombie”/“Sparkplug” non mi è particolarmente piaciuto ma qui si tratta solamente di gusti personali mentre si sono dimostrate riuscite la malinconica “Pronged Tongue” e l’energica “Boot”, entrambe poste in chiusura prima dell’outro “Ortni” (leggetela al contrario…).
In conclusione cosa possiamo dire di questo “Manifesto”?
Che è sicuramente un disco promosso e capace di mettere in luce sia il talento che le pecche del quartetto umbro, assolutamente da colmare nei prossimi lavori viste le potenzialità.

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