RECENSIONE: SOULFLY – SAVAGES


Soulfly-SavagesMeno tribal, più metal.
Savages, in uscita il prossimo 4 Ottobre, è il biglietto di sola andata che porta i Soulfly nel loro habitat naturale: il thrash metal. Un esperimento interessante, esalta la componente più distorta che da sempre alimenta il sound delle principali band new metal.
Non vi sono stravolgimenti, solo un maturo e progressivo spostamento verso una realtà che sembra calzare perfettamente l’alchimia dei quattro musicisti.

L’artwork, rappresentante un teschio in legno, fa da copertina ad un lavoro di grande spessore artistico in cui figura una fitta lista di special guests provenienti da ogni sfumatura del metal a stelle e strisce: da Mitch Harris dei Napalm Death a Neil Fallon dei Clutch, il giusto passpartout per imboccare il corridoio che porta alla nuova destinazione.
Sorvolando la lieve ripetitività di alcune tracce, è facile notare l’evoluzione artistica delle 6 corde: “un album molto Led Zeppelin influenced” afferma il chitarrista Marc Rizzo riferendosi alla struttura degli assoli a tre mani disseminati per la tracklist.
Nonostante la presenza di ben tre Cavalera in studio di registrazione induca a pensare ad una riunione di famiglia, è doveroso ammettere che la new entry (il ventunenne Zyon Cavalera, membro fisso alla batteria) abbia concretamente aiutato la band di papà apportando un bagaglio tecnico che ne calza meravigliosamente la nuova tenuta militare.
A coronare degnamente questa rinascita troviamo il tocco dello storico produttore Terry Date (PANTERA, SOUNDGARDEN ecc), tessera essenziale del nuovo mosaico. È proprio grazie alla sua esperienza che la pastosità dei groove non induce alla sonnolenza, riacquistando paradossalmente un’inspiegabile freschezza ad ogni ciclica ripetizione.
Una risposta all’ambiguità del crossover, un’incognita per chi li dava ormai per scontati.

VOTO: 7/8

ATA

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