Recensione: Sonata Arctica – The Days Of Grays


sonatanewcd1[1]I Sonata Arctica non sono più ragazzini, questo ormai ce lo dobbiamo mettere in testa. Ad ormai 6 studio album pubblicati, Tony Kakko e Co. stanno diventando sempre più una gran bella conferma nel mondo del power metal, tanto che il nuovo “The Days Of Grays” ha da subito stupito riuscendo a far piazzare al 4^ posto (chart finlandese) il singolo The Last Amazing Grays. Ma una canzone non fa l’album, e la domanda che ci poniamo è: “successo o flop?”

 

Copertina: l’artwork in stile dark ci stuzzica all’ascolto, facendo capire inoltre la direzione musicale presa dal gruppo. Poi i classici colori e disegni in stile “Sonata” sono sempre apprezzati, bene così!

1) Everything Fades To Gray (instrumental): l’album inizia con una intro strumentale che ha ben poco da dire, un misto di malinconia e tristezza con un pizzico di dark.
Voto: s.v

2) Deathaura: l’inizio è subito coperto da un velo oscuro, con la doppia cassa della batteria protagonista. Il brano prosegue poi come meglio non potrebbe: le 2 voci (maschile e femminile) sono ispirate ed emozionano, supportate da una produzione curata e dal ritornello orecchiabilissimo. Il finale poi da libero sfogo alla tecnica chitarristica e tastieristica, proponendo un assolo ben strutturato.
Voto: 7.5

3) The Last Amazing Grays: forte del 4^ posto nella chart finlandese, il primo singolo estratto non delude. L’inizio è un colpo diritto al cuore e la voce di Tony Kakko ne da la conferma. Nella parte centrale ancora presenti le atmosfere dark che valorizzano ancora di più questo bellssimo brano.
Voto: 7.5

4) Flag In The Ground: cullati e assuefatti dalle precedenti canzoni, veniamo subito scossi dall’intesità del 4^ brano. Si parte subito con chitarra e doppia cassa frenetiche, arrivando poi al ritornello composto anch’esso da puro e diretto power metal, con Tony Kakko che ci delizia le orecchia con qualche acuto dei suoi.
Voto: 7.5

5) Breathing: i brani sentimentali piacciono, ma devono essere fatti bene! “Breathing” purtroppo delude con i suoi 3.54 minuti di noia e ritmicità. Un buco nell’acqua.
Voto: 3

6) Zeroes: il precedente errore viene subito rimediato con “Zeroes”, 6^ brano dell’album. Qui i nostri sentimenti vengono risvegliati proponendo una ballad che si alterna tra energia e tristezza. Uno strano mix, ma il risultato è più che buono.
Voto: 7

7) The Dead Skin: si prosegue con un altro brano ispirato. In “The Dead Skin” tutto è stato progettato molto bene: il ritmo della chitarra è perfetto così come la tastiera, la batteria non si limita soltanto alla solita e instancabile doppia cassa e la voce è fervida.
Voto: 7+

8 ) Juliet: tutta la maturità dei Sonata Arctica si riversa in questo brano, sentimentalmente bello. L’inizio è un tuffo al cuore e fa da ponte ad una canzone solida e ispirata. Serve altro?
Voto: 7.5

9) No Dream Can Heal A Broken Heart: accogliamo con piacere la ritrovata voce femminile che spezza un po’ il ritmo dell’album. Niente paura, la qualità resta invariata: ritornello orecchiabile e voce sublime i punti chiave di questo brano.
Voto: 7

10) As If The World Wasn’t Ending: la calda atmosfera iniziale vede nuovamente la tastiera protagonista. Il resto poi è ancora ottimo: come una luce di speranza, questa canzone trasmette un senso di fiducia e ottimismo che in questa vita spesso mancano. Bene così.
Voto: 7

11) The Truth Is Out There: ancora sentimento, ancora emozioni, ancora melodie. Bastano questi 3 aggettivi per descrivere l’undicesimo brano.
Voto: 7+

12) Everything Fades To Gray (Full Version): l’album si chiude nello stesso modo in cui si è aperto. Questa versione rivista dell’intro iniziale non aggiunge nulla, si limita semplicemente a concludere un bellissimo album.
Voto: s.v

Commento: i Sonata Arctica sono tornati, e questo ci fa piacere. Un album sentimentale che non si fa mancare tratti più rapidi e potenti diventando un ottimo acqusito per i fan del power metal (e non solo).

Voto album: 7.5

   

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