Recensione: Sandcastle – And Then We Collide


Correva il 2008 quando quattro ragazzi di Bergamo iniziarono la loro avventura musicale sotto il nome di Sandcastle.
Dopo un’infinità di prove, sperimentazioni, songwritings, registrazioni ed un EP questo 2013 ci consegna il prodotto finito che prende il nome di “And Then We Collide”.
Un concept album nato e partorito per parlare dei rapporti umani: Lei, donna senza una meta e Lui, uomo senza un percorso, si incrociano in un vortice di incomprensioni che come fine avrà quello di dare una svolta alla vita di entrambi.
Otto brani in cui si possono sentire una miriade di influenze, che variano da band del calibro di Anathema, Pink Floyd e Porcupine Tree e che ci accompagnano in un disco ben suonato dove, a mio parere, le uniche note dolenti riguardano le parti vocali.

Ed è un vero peccato che venga proposto un cantato così poco incisivo e coinvolgente, visto che lo stesso Giacomo Fadini tanto bene ha fatto nel suo (secondo) ruolo di chitarrista e visto che anche il resto della band ha svolto un buon lavoro nella costruzione del muro sonoro.
Pensate solo alle scale di pianoforte presenti alla fine di “Mirror”, ai martellanti passaggi di basso in “Dressed in Black” e alle ispirate tastiere di “Intelligent Love”… piccoli esempi che diventeranno più concreti quando ascolterete direttamente i pezzi in questione.
Come detto in precedenza il muro sonoro è il punto di forza del quartetto bergamasco che ha saputo mescolare molto bene tutti gli elementi di un sound abbastanza complesso: la batteria è un piccolo metronomo sempre a ritmo, le chitarre sono promosse sia nel ruolo di soliste che di acustiche ed il duo basso/tastiera è l’altro cavallo di battaglia dei Sandcastle.

A beneficiare di tutto ciò sono sicuramente i brani più ‘impegnativi’ quali le già citate “Mirror” (miglior pezzo del disco) e “Intelligent Love”; in quest’ultima si spinge sull’acceleratore con coscienza, senza sfociare in estremismi forzati che avrebbero danneggiato una canzone ben riuscita.
“I Will Stay” è la classica ballad dolce e delicata che nel mezzo ci sta e precede un altro ottimo pezzo quale “The Barren Shoreline”: anche qui troviamo un po’ tutta l’essenza della band che in poco più di sette minuti riesce di nuovo a convincere.
Meno convincente invece è “Atticus Black”, passo falso che riesce a farsi dimenticare in fretta dalla finale “Ad Aeterne”.

In sostanza “And Then We Collide” è un disco ampiamente promosso che, a mio avviso, necessita solo di un cantato più graffiante: per il resto consigliamo a tutti l’ascolto di questo prodotto.

And Then We Collide, recensione, Sandcastle