Recensione: Rockrace – Valkirja


Immaginate un disco di puro e semplice hard/blues rock che nei suoi 42 minuti di durata ci riporti indietro nel tempo, in quei anni 70′ mai dimenticati.
Aggiungete poi un quartetto affiatato e di esperienza che già dal nome fa sorridere: RockRace.
Quale potrà mai essere il risultato?
“Valkirja”!
Uscito verso la fine del 2012 “Valkjria” rappresenta la seconda fatica in studio per questo gruppo di Teramo, dedito come detto in precedenza a riportare in vita la proposta musicale degli anni 70′.
Non a caso si sentono le influenze di Rolling Stones, Led Zeppelin… non a caso è presente una grande nostalgia del passato.
Si inizia subito con la spumeggiante “The Beginning” che, con il suo riff veloce e un ritornello melodico, stende la base per “Best Love”: in poco più di due minuti la band riesce a fare il salto di qualità proponendo un brano dal riff conciso e intriso di blues.
Il successivo duo “I Hate The World”/”To Love And Hate” diminuisce i ritmi dimostrandosi comunque roccioso

nel primo episodio e melodico nel secondo, dove è il frontman Rudy Baiocchi a ritagliarsi il ruolo di protagonista.

La ruvida “Too Bad” ci riporta l’attitudine rock della band e precede “Hole In My Soul”, pezzo molto pubblicizzato dalla band che mi ha convinto a metà: se da un lato il suo classicismo mi è piaciuto non si può certamente promuovere la durata, sicuramente eccessiva per una canzone impostata in questo modo.
Poco male comunque visto che, già dalla successiva title track, si ritorna a rockeggiare grazie ad un Antonio Gambacorta in gran spolvero con la sua sei corde; ci si avvia pian piano verso la fine e ad accoglierci sono la riuscita “Upspring”, la semi-ballad “Walk On By Myself” (anche qui forse un po’ troppo tirata per le lunghe) e l’ottima “Wide Hips 69″, ennesima prova che con il rock i RockRace ci sanno fare.
Dunque, cosa possiamo dire in conclusione?
Che questo Valkjria è un album coraggioso (ditemi chi ancora propone questo rock…), non privo di difetti, ma sicuramente riuscito e in grado di dimostrare che questo genere ha ancora qualcosa da dire.

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