Recensione: Rifugio Zena – E’ Tempo che Passa


E’ un disco assai particolare questo “E’ Tempo che Passa”
forse perché stiamo parlando dei Rifugio Zena, band campana che si diletta in un genere che spazia dal funk allo stoner, senza dimenticare qualche passaggio che strizza l’occhio al prog.
E devo dire che alla lunga il risultato premia il trio di Avelino, bravo a proporre un sound molto ma molto personale che si discosta dalle produzione rock abituali.

Basta per esempio ascoltare la magnifica “Una Canzone Scema” dove, in barba al titolo, ne escono oltre 4 minuti di follia e stravaganza, il tutto steso su un testo tutt’altro che banale e un sound che vede protagonista il basso di Mario del Regno; non da meno è anche la successiva e omonima traccia, pienamente in stile Rifugio Zena e avente lo scopo di descrivere le ansie e le sofferenze di questa società.

Grazie all’alternanza di generi, stili e suoni incalzanti questo “E’ Tempo che Passa” riflette chiaramente le sue tematiche improntate sul dare un taglio netto alla mediocre quotidianità: non è un caso quindi che la coppia iniziale composta da “L’inverno” e “La Fabbrica dell’Odio” obblighi ad un ascolto tutto d’un fiato.
Malinconia e ritmi più blandi si trovano invece in “Musa”, un’entusiasmante ballad che estrapola il lato più emotivo della band e che precede il gran finale formato dal duo “Notte Horror”/“La Fine del Mare”, rispettivamente un buon pezzo strumentale e un altro brano azzeccato.
Altro da dire?
Si, correte subito ad ascoltare questi pazzi campani!

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