Recensione: Nine Inch Nails – Hesitation Marks


ninE’ tornata l’ipnotica catarsi.
I rituali synth dei NIN riempiono la stanza con un nuovo album: Hesitation Marks.
L’eclettico ed affascinante Trent Reznor torna a sussurrare le sue angosce, i suoni si svecchiano e lo smalto dei tempi che furono riprende ad accendersi, con i ritmi incerti, però, di una lampadina a risparmio energetico.
Sarà un vago riverbero dell’insoddisfazione che lo portò a scrivere quell’allarmante post sul sito della band non molto tempo fa?
La realizzazione in sé non manifesta macroproblemi, il sipario si apre e si richiude come da copione e tutto fila liscio: i synth e il groove non subiscono marcate variazioni e le atmosfere che ci avevano fatto innamorare dei NIN restano immacolate.
Probabilmente il lieve senso di delusione che l’album produce all’ascolto è dovuto ad una piatta omogeneità di fondo, la mancanza di qualche sprazzo di energia a cui l’abile Trent ci aveva abituati.
‘Various methods of escape’ e ‘I would for you’ sono, tuttavia, l’eccezione a quanto detto prima: due pezzi costruiti su un telaio differente in grado di scuotere l’ascoltatore in maniera positiva.
L’unico problema è il fatto di averle poste nella parte finale della tracklist – si spera che l’ascoltatore regga così a lungo da arrivare a sentirle.
Un nuovo ritorno che lascia il passato in gola, talvolta insipido: il rischio è che venga disperso nei gorghi della spietata competizione “industrial-metal”.

ATA

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