Recensione: Machine Head – Unto The Locust


Machine Head, di nuovo loro.
Forti dell’incredibile successo di “The Blackening” i ragazzacci di Oakland non si sono certamente adagiati sugli allori ed ecco che in questo 2011 hanno dato alla luce il tanto atteso nuovo album “Unto The Locust”.
Eredità pesante quella da raccogliere, visto che il già citato “The Blackening” viene tutt’ora considerato un miracolo del metal: quanto può avere influito questo su “Unto The Locust”?
A mio parere nulla, visto che il nuovo lavoro è veramente un altro piccolo gioiellino da acquistare a scatola chiusa.
Ma alla fine con un quartetto in una forma così splendida non c’è da stupirsi se Robert Flynn alla voce fa spavento, se la sezione ritmica del duo McClain/Duce è perfetta e se Phil Demmel sa fare il suo con grandissima qualità.

 

 

Sette brani dall’elevato minutaggio farciti di complessità, tecnicismi e strutture elaborate lasciano alla fine dell’ascolto un gradevolissimo senso di stupore, anche perchè la rabbia thrash/groove è saldamente in mano alla band che non accenna a estremismi forzati riuscendo a far funzionare in modo epico anche elementi inediti del sound Machine Head.
Assoli, linee melodiche, rocciosi riff, canti gregoriani (“I Am Hell”) e addirittura cori di bambini (“Who We Are”) scorrono così in un’inaspettata vena ‘classic metal’ donando freschezza alla modernità del prodotto.
Nessun filler, nessun brano che prevale sull’altro: insieme le 7 traccie formano qualcosa di musicalmente eccelso tanto che trovo limitativo estrarre dei singoli (ad esempio “Locust” ascoltato nel contesto del disco è tutt’altra cosa).
Non c’è altro da aggiungere ma solamente togliersi il cappello di fronte alla musica dei Machine Head, ricordandovi che avremo l’onore di averli in Italia a novembre.

Voto: 9

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