Recensione: Linkin Park – A Thousand Suns


No, no e ancora no. Perchè? Perchè? Ridateci i Linkin Park cazzo!
Ora ragazzi la cosa più facile sarebbe semplicemente chiudere questa recensione con un bello 0 (zero) e mandare tutto a…
Ma no, perchè io (purtroppo) l’album l’ho ascoltato e (purtroppo) ora lo recensirò.
Ma prima, questo il comunicato apparso sul sito italiano dei Linkin Park:

“Quest’album è stato concepito come un tutt’uno, da godere nella sua totalità di album. Sappiamo bene che molti sono ormai abituati a brevi raccolte di singole canzoni. Nonostante ciò (o forse a causa di ciò), abbiamo voluto creare un album che vi faccia fare un viaggio completo.

Se conoscete già la nostra band, noterete un suono diverso rispetto al passato. La ragione è in parte perché ci piace provare nuove cose, in parte perché nella musica alternativa moderna è venuto fuori un suono che stavamo aspettando da qualche tempo. Abbiamo di nuovo lavorato con Rick Rubin in quest’album (aveva co-prodotto il nostro ultimo lavoro) perché ha capito perfettamente il nostro bisogno di catturare questo nuovo suono.

Non sapevamo se le nostre idee, ben poco ortodosse, potessero essere incorporate in un album tradizionale, ma sapevamo per certo che non volevamo che il nuovo album fosse prevedibile.

Ci siamo ritrovati nello stesso studio in cui abbiamo inciso il nostro primo album e tutti e sei abbiamo espresso lo stesso desiderio… di rischiare, di fare qualcosa di veramente audace. Ci siamo chiesti se, molto onestamente, ora più che mai volessimo abbandonare le regole commerciali per ricercare quella che pensiamo sia arte, nel senso più puro del termine.”

Bene, detto ciò si può partire. Sinceramente non c’è molto da dire, questo nuovo disco è assolutamente da NON e ripeto NON comprare, una ciofeca che francamente non mi sarei aspettato. Vero che già in “Minutes To Midnight” i campanelli di allarme avevano cominciato a suonare ma, visto anche che è stato l’album più cessoso e meno venduto della loro intera carriera, si sperava in un ritorno in grande stile.
E invece no, si è ulteriormente andati oltre la soglia di sopportazione sfociando in un “qualcosa” che mischia rap, alternative e disco che potrebbe benissimo far impallidire Dj Tiesto (si fa per dire).
Francamente non so che ruolo abbiano avuto il batterista, il bassista o il chitarrista perchè l’intero reparto sonoro è praticamente tutto affidato ad un computer (salvo le parti vocali, e ci mancherebbe).
Che poi leggendo i commenti sul sito ufficiale italiano (leggete anche voi QUI) o i voti dati da importanti siti musicali si parla addirittura di capolavoro… sarà, ma io la vedo come la morte di una band che ha spaccato il culo nei primi 2 album trasformandosi ora nella gioia di Mtv.
Purtroppo l’album venderà un sacco, vedrete, e questo fa ancora più male.
Ma forse sono io che non capisco: quello che è certo è che i Linkin Park non c’entrano più nulla con il rock ed il metal e quando sentirò “The Catalist” in discoteca allora si che tutto quello detto in questa recensione mi darà ragione, una band che non esiste più.

Voto: s.v

, ,