Recensione: Les Fleurs Des Maladives – Medioevo


Uno sfogo, diretto e immediato tramutato in musica: questi sono i Les Fleurs Des Maladives, questo rappresenta il loro debutto “Medioevo”.
Potremo considerarlo un concept album, viste le tematiche… Occidente e oriente, pregi e difetti (soprattutto del primo) di due mondi così vicini ma incredibilmente differenti.
Il tutto espresso in un’oretta scarsa di grande, e ripetiamo, grande alternative rock made in Italy.
Un tipico esempio di band giovane che suona quello che sente dentro, senza filtri e come se non ci fosse un pubblico a giudicare: l’atmosfera che si respira già dall’iniziale “Amoxicillina” è inebriante e trova ulteriore sfogo nelle successive “Vittime della Moda” e “Sindrome post – Vietnam”, altri due pezzi carichi emotivamente e suonati come dio comanda.
La title track strizza gli occhi ai Verdena dei bei tempi, condendo il sound con un pizzico di pesantezza che candida il pezzo tra i migliori di tutto il lotto, le schitarrate di Davide Noseda sono poi la ciliegina sulla torta.
Riuscita a metà invece è “L’alchimista” la quale, dopo una strofa riuscitissima, si perde in un ritornello che ci ha fatto storcere il naso; poco male comunque, visto che già dai successivi pezzi si continua in grande spolvero: “Dharmasala” e “Abbandono d’Oriente” le possiamo considerare – per tematiche e sonorità – brani chiave, mentre gli episodi più ricercati sparsi qua e la hanno impreziosito il tutto.
“Novembre”, “La Bellezza” (sta nella merda!) e la conclusiva “Grammi di Cenere” toccano l’animo dell’ascoltatore, risultando ispiratissime e dai contenuti veri.
Ci siamo, i Les Fleurs Des Maladives irrompono nella scena underground con prepotenza e concretezza.
Ben fatto.

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