Recensione: Ladiscordia – Orizzonti di Cartone


In un mondo dove non si riesce a far emergere nuovi artisti e a farla da padrona sono ancora i gruppi storici una piccola isola felice è sicuramente l’underground: indipendente, schietto e (quasi) privo di pressioni esterne questo movimento è sempre più apprezzato sia dal pubblico che da noi di Therockblog.net.
E anche oggi infatti ci troviamo di fronte ad un debut album che difficilmente passerà in radio, a 10 canzoni che sicuramente non verranno trasmesse da Mtv e a dei contenuti troppo veri per il pubblico di massa.
Il tutto sotto il marchio Ladiscordia.
Con questo “Orizzonti di Cartone” il quintetto capitolino ha dato vita ad un lavoro variegato, il quale non si limita solo a raccontare di una società vuota ma va addirittura a scavare nell’introspezione con un pizzico di critica e tanta voglia di sognare.
Non è un caso quindi imbattersi in pezzi del calibro di “L’organo di vetro” (il miglior del disco) e “Con il sole in faccia”, entrambi riuscitissimi sebbene così diversi tra loro; e se il “Confronto” non ci ha convinto a farci tornare il sorriso ci pensa la bellissima “Acido acetico”, la canzone più commerciale di questo “Orizzonti di Cartone” ma dotata di un ritornello impossibile da dimenticare.
Il rock più duro lo si trova invece in “Solleva la mia polvere”, nell’iniziale “Graffialcuore” e nella conclusiva “Ossimoro”, tre canzoni da 8 in pagella che si contrappongono ai passi più ricercati della poco riuscita “Frankstein”.
Poesia e rabbia, introspezione e criticità, rock e psichedelia: i Ladiscordia partono con il piede giusto, cosa ci riserverà il futuro?
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