Recensione: Kreator – Phantom Antichrist


Sono passati ben 3 anni da “Hordes Of Chaos” ed ecco che in questo 2012 tornano con un nuovo album i tedeschi Kreator.
“Phantom Antichrist” è un lavoro che ancora prima di nascere ha addosso un’aspettativa enorme, vuoi per il blasone della band che raramente sbaglia un colpo vuoi perchè il suo precessore si è dimostrato una vera e propria mazzata.
L’inizio del disco sembra prendere la strada che tutti noi conosciamo: fatta eccezione per l’acustica intro “Mars Mantra” il quartetto di Essen picchia a dovere nella title track e nella successiva “Death To The World”, uno dei pezzi migliori del disco che anche dal vivo avrà sicuro successo.
Proseguendo con l’ascolto le iniziali impressioni vengono in parte abbandonate per puntare su un concettuale musical più melodico.
Il terzetto “From Flood Into Fire”/“Civilisation Collapse”/“United In Hate” ne da subito la conferma mischiando l’aggressività Petrozziana a passi più ricercati, creando così un effetto azzeccato a metà: se “Civilisation Collapse” dimostra di essere all’altezza e la semi-ballad “From Flood Into Fire” è il simbolo di questo nuovo orientamento non si può dire lo stesso per “United In Hate”, pezzo che assieme a “Your Heaven, My Hell” si dimostra scialbo.
Ottimo invece il lavoro fatto in “The Few, The Proud, The Broken”, che a mio avviso è uno dei pezzi più interessanti del disco dotato di epicità e in grado di compensare la pochezza presente in “Victory Will Come”.
La conclusiva “Until Our Paths Cross Again” fa della introspezione il suo punto di forza, prendendo il volo in rare occasioni (ma non per questo è da buttare, anzi).

Commento:
“Phantom Antichrist”
si dimostra come un album che scontenterà molti e che ne accontenterà altrettanti.
Dipende dalla aspettative che si hanno: non aspettatevi 40 minuti di thrash metal tritaossa come in “Hordes Of Chaos” bensì un lavoro suonato molto bene che picchia meno e che sperimenta di più.
Voto: 7 

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