RECENSIONE: KORN – THE PARADIGM SHIFT


Paradigm-shift-e1374855234732L’esperimento è la base della musica. Senza esperimento non ci sarebbe progresso.
Questo delicato passaggio, tuttavia, merita un’intensa e continua dedizione.
Se vi eravate innamorati del lato schizofrenico dei Korn resterete lievemente amareggiati.
The Paradigm Shift” rappresenta uno snodo importantissimo nel percorso artistico della band new metal, le premesse erano molto positive: la disintossicazione di Johathan Davis e il ritorno di Head erano ottimi presupposti da cui partire per alzare un ritmo faticosamente sopportato dalla neutralità di “The Path of Totality”.
Il singolo estratto dall’album, Never Never, è la lima che smussa gli spigoli irregolari della follia di Davis, un qualcosa di totalmente nuovo in casa Korn. Si tratta di un’amalgama di distorsioni e synth commerciali rallentata da cori armonici antitetici agli attacchi di schizofrenia che ci avevano fatto innamorare di questa band. Rappresenta, tuttalpiù, una ritrovata lucidità da parte del vocalist in kilt. Il problema è che la lucidità, forse è brutto dirlo, non si addice a questo caotico crossover.
Ci troviamo di fronte alla scolarizzazione del genio.
Le turbe psichiche, gli attacchi di isteria e la follia genuina di Got the Life? Notevolmente diradate, snocciolate a piccole dosi.

Si perde di rilievo nonostante la presenza di una base solida come l’energia del geniale Ray Luzier, su cui chiunque sarebbe in grado di creare groove corposi ed aggressivi.
L’artwork raffigura il famoso “vaso di Rubin”, illusione ottica che rappresenta contemporaneamente un vaso e due volti nella stessa immagine. Le due facce di questo album sono la metafora ideale per distinguere le due anime differenti che convivono nella tracklist: la sperimentazione in contrasto con le vecchie rovine, tracce che tengono in vita la storica solidità di questo gruppo.
Sono pezzi come “What We Do” a riproporre la potenza e l’affascinante cupezza di album come “Take a look in that mirror”, un magnifico ritorno.
Due esistenze distinte all’interno dello stesso gruppo. Chi la spunterà?
Solo il tempo ce lo saprà dire; nel frattempo ci godiamo un album che presenta, nonostante tutto, spunti apprezzabili.

VOTO 6.5

ATA

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