Recensione: James LaBrie – Static Impulse


Ed eccomi qui al cospetto del nuovo disco solista di James LaBrie, ormai “storico” frontman dei Dream Theater.
“Static Impulse”, questo il titolo scelto: un album che da una parte farà contenti molti e dall’altra farà scontenti molti.
E infatti dal primo ascolto rimango un po’ spiazzato, non mi aspettavo di certo un prog metal che riecheggia ad un melodic death, fatto immancabilmente dovuto all’introduzione di Peter Wildoer alle screaming vocals.
Detto ciò il risultato per me è alquanto buono, alla fine la soddisfazione di aver sentito un bel lavoro di metal moderno c’è.
Tra i brani più cattivi ho maggiormente apprezzato “One more time”, “Jekyll or Hyde”, “Mislead” e “This Is War”.
Sicuramente degne di nota anche le bellissime “Over the edge”“I Need You” e “I Tried” che, seppur presentando un concettual musicale molto deciso, sfociano in un ritornello melodico che tende totalmente al prog (soprattutto in “I Tried”).
Il disco presenta inoltre episodi più lenti e ricercati come “Euphoric” e la ballad “Coming Home”, altri 2 interessanti pezzi che variano un disco davvero riuscito.

Commento: mi ritengo dalla parte dei soddisfatti perchè questo “Static Impulse” l’ho trovato un prodotto molto valido che sa valorizzare la fase compositiva di LaBrie. E come non citare il nostro Marco Sfogli alla 6 corde: assoli tecnici e riff ispirati lo fanno un vanto per l’Italia.

Voto: 7,5

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