Recensione: Iron Maiden – The Final Frontier


Difficile per un metallaro non amare gli Iron Maiden, difficile per un metallaro non comprare il nuovo cd, difficile per un metallaro non apprezzare le nuove canzoni… eppure questa volta mi sento di bocciare la vergine di ferro.
Ebbene si, li ho appena visti in sede live ed è stato semplicemente il miglior concerto della mia vita (vedi live report) ma ora siamo qui per parlare del nuovo cd “The Final Frontier”, e questo è un altro discorso.
C’è poco da dire in questa recensione, quest’album accontenterà molti e deluderà molti ma comunque venderà tanto. Ci riteniamo parte dei delusi perchè, anche se non ci troviamo di fronte a un brutto lavoro, ci aspettavamo qualcosa di diverso.
“Satellite 15…The Final Frontier” apre le danze prima con un’intro a nostro avviso trascurabile e in seconda battuta sfociando in un nulla di più di un brano orecchiabile, caratteristica che poi si trova nella successiva “El Dorado”.
“Mother Of Mercy” è invece un bel pezzo così come “Coming Home”, due note positive che sanno valorizzare la voce di Bruce Dickinson.
“The Alchemist” fa un tuffo nel passato riuscendoci solo in parte e introduce la parte finale dell’album che da spazio ai brani più lunghi, impregnati di progressive e di quella complessità che i Maiden hanno cercato di abituarci in questi anni.
“Starblind”, “The Talisman”, “The Man Who Would Be King”, “When the Wild Wind Blows”: 4 pezzi sicuramente non brutti ma molto discutibili. Per la cronaca il primo di questi ci è sembrato il più bello.

Commento: è sempre difficile recensire un album dei Maiden, vuoi per l’attesa, vuoi per il contenuto o vuoi per le aspettative. Consigliamo a tutti di ascoltarlo sebbene a noi non sia piaciuto tantissimo.

Voto: 5,5

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