Recensione: Green Day – ¡Tré!


¡Uno!, ¡Dos! e ¡Tré!, come “Ashley”, “Amy” e “Amanda” oppure “Sex, Drugs & Violence”: tre colpi di pistola in poco più di tre mesi, per celebrare il ritorno dei Green Day dopo la gloriosa parentesi di 21st Century Breakdown.
La trilogia tanto pubblicizzata è ora completa, composta rispettivamente da: un disco apripista sorprendente (¡Uno!), molto orecchiabile e con presupposti chiaramente commerciali a scopo pubblicitario, un secondo disco (¡Dos!) dallo stile side-project molto alternativo e con qualche velatura romantica e nostalgica, e infine un terzo disco (¡Tré!) che riapre uno scrigno sonoro che era stato momentaneamente dimenticato in soffitta.

Dal 2004, con le pubblicazioni degli straordinari concept-album American Idiot e 21st Century Breakdown, lo stile musicale dei Green Day ha subito un drastico mutamento rispetto agli anni precedenti: tra critiche e grandi successi indiscutibili, la band è sempre riuscita a sorprendere, e se apparentemente la pubblicazione di questa trilogia è parsa ambiziosa o deludente, l’uscita di ¡Tré! smentisce qualsiasi ipotesi maliziosa e stravolge le opinioni conferendo all’intera trilogia una rotta differente da quella inizialmente intrapresa.

¡Tré! è la sintesi, il risultato di tutte le sfaccettature inimitabili che hanno conferito unicità al sound Green Day.
Lo si capisce semplicemente ascoltando il disco con attenzione, basta inserire il CD nel lettore e premere il tasto Play per accendere uno slide-show immaginario, fatto di immagini, emozioni e sentimenti: in “Brutal Love” si riconosce l’irriverenza della gioventù che viene poi decantata con toni più solenni, in “Drama Queen”, spesso suonata prima della storica “Time of your Life” nei live tour di 21st Century Breakdown, la delicatezza che tocca il cuore, in “X-Kid”, nei duetti vocali Armstrong-Dirnt, frammenti sonori dagli album “Dookie” e “Insomniac”, in “99 Revolutions”, che in un’anteprima live a Tokio fece impazzire il pubblico, la rabbia dei tempi migliori reinterpretata col sound attuale.

I Green Day hanno riservato il meglio per ultimo: ¡Tré! è il miglior disco della trilogia, probabilmente perchè rispetto agli altri due è il meno alternativo o semplicemente perchè è chiaramente ispirato e influenzato da Dookie, primo grande successo che fece conoscere la band a livello mondiale e che chiaramente è ancora un punto di riferimento per il magico trio di Oakland.
un sentito ringraziamento a Francesco Des per questa recensione

 

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