Recensione: Green Day – ¡Dos!


Giunti al secondo appuntamento con la trilogia di album sfornata dal terribile trio Californiano, possiamo fermamente dichiarare che i Green Day sono cambiati.
Non si capisce ancora se in meglio o in peggio, ma di certo il cambiamento è attuato.
¡Dos! è un disco alternativo, non solo per la presenza di alcuni spezzoni garage-punk, per il ricordo esplicito di Amy Winehouse nella traccia conclusiva “Amy”, per l’inedito duetto vocale con “Lady Cobra” in “Nightlife”, ma anche per essere concepito come un disco che apre uno stile nuovo, una sorta di new-pop-punk con lineamenti di elettronica e sfumature tetre.
Certo, ogni nuovo album dei Green Day incarna sempre qualcosa di nuovo, ma ¡Dos! spicca perché crea un’atmosfera differente, a tratti cupa e serpentesca, ma dove non mancano picchi di power-pop come in “Lazy Bones” e in “Ashley”.
Il nuovo sound si dissocia da quello degli album del passato, eppure molte tracce sono chiaramente ispirati a brani storici: “See You Tonight”, registrata con effetto simil-demo, ricorda “Song of the Century”, l’overtoure di “21st Century Breakdown”.
Gli accordi iniziali di “Lazy Bones” sono gli stessi di “Give Me Novacaine” (brano di “American Idiot”), “Ashley” per velocità, grinta e consonanza ricorda vagamente un mix tra “She” (Dookie) e “She’s a Rebel (“American Idiot”).
In copertina il primo piano del bassista Mike Dirnt.

In ¡Uno! figurava il cantante/lead guitar Billie Joe Armstrong, ma l’idea non deve essere fraintesa come una casualità dettata dal mercato: in effetti l’album presentava diversi spezzoni in cui assoli di chitarra e riff particolari spiccavano al di sopra della sonorità generale.

In ¡Dos! notiamo lo stesso spicco di sound per quel che riguarda alcune parti di basso.
C’è quindi da aspettarsi che nel capitolo conclusivo della trilogia, ¡Trè!, il batterista Trè Cool dia prova della sua abilità con assoli di batteria, in modo tale da personalizzare l’album come i due precedenti.
¡Dos! è un album sperimentale, innovativo ma allo stesso tempo frutto dell’eredità dei successi del passato.
A tal proposito non sarà ricordato come una delle migliori composizioni dei Green Day ma, a chi storce il naso, consiglio vivamente di andare ad ascoltarsi le loro opere composte negli anni precedenti “21st Century Breakdown” sotto il falso nome dei side-project “The Network” e “Foxboro Hot Tubs”: scoprirete che il garage rock che ha ispirato i Green Day alla creazione di ¡Dos! è uno stile che è sempre stato affine al trio di Berkeley, che si conferma di larghe vedute e aperto alla sperimentazione.

un sentito ringraziamento a Francesco Des per questa recensione 

, ,