Recensione: Galleria Margò – Fuori tutto


Paga tu che poi vado a prelevare, come sei bella tra i cocci di bottiglia, senza lavoro è dura andare al mare…
Freschi freschi di contratto discografico i Galleria Margò iniziano la loro ardua salita alla vetta del successo musicale e lo fanno con il debutto “Fuori Tutto”.
Nove tracce per una mezzora di musica dove a farla padrona sono la poesia e l’ironia, la melodia e l’elettronica, il tutto condito da un grido di protesta in chiara chiave ironica.
Già lo stacco Giro, vedo gente, mi muovo e faccio cose, perché ho le vene artistiche, diciamo varicose… dell’iniziale “Giro di Vite” ci fa capire quale sarà lo stile dei testi che, in un contesto decisamente folk, apre degnamente le danze.
La successiva “Glitter” (primo singolo estratto) cambia registro dimostrando una forte vena elettronica che viene subito limitata in “Cupido Se Ne Fotte”, un’interessante critica ai lucchetti sui ponti e a quei gesti dell’amore moderno che tanto prendono posto nelle coppie più giovani.
Si prosegue con la baustelliana “Dovessi Mai” (a nostro avviso poco riuscita) e con la più rockeggiante “Danza del Mentre”, ennesima prova della poliedricità della band.
“Paga Tu” è il nostro pezzo preferito, forse perché il più immediato e commerciale, ma sicuramente riuscitissimo in tutto: il sound semplice si sposa alla perfezione con un testo al limite del sarcasmo (e dell’influenza Cani ne vogliamo parlare?) per un risultato finale che premia la band.
Gli ottimi stacchi cantautoriali di “Ondevitare” ci accompagnano lentamente verso la fine, dove i ritmi accesi di “Linea Gialla” e la lenta “Distretto Nove” hanno il compito di calare degnamente il sipario.
Debutto positivo per i Galleria Margò che, senza troppo osare, si dimostra buono e composto da musica più o meno valida.
Un nostro consiglio per il futuro?
Limitare la parte elettronica.

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