Recensione: Five Finger Death Punch – American Capitalist


Certe volte mi chiedo come mai certe band riescano a sfondare solamente nella loro terra natia: li vincono dischi d’oro, scalano le chart, firmano grossi contratti discografici mentre nel resto del mondo risultano pressochè sconosciuti.
Questo è un po’ il caso dei Five Finger Death Punch, band che dopo 3 album è riuscita costantemente a farsi valere  quasi esclusivamente negli U.S.A.
Forti dei dischi d’oro con la coppia “The Way Of The Fist” e “War Is The Answer” il quintetto di Los Angeles pubblica in questo 2011 il nuovo capitolo intitolato “American Capitalist”.
Lo stile diciamo prende spunto dal precedente “War Is The Answer”, con qualche dose di cattiveria in meno ma con un risultato che alla fine premia la via intrapresa: quasi assenti passi falsi, forse la seconda ballad “Remember Everything”, unica macchiolina in una tela candida.
Già infatti l’altra ballad “Coming Down” risulta di incredibile valore, tanto che riesce a farsi notare sebbene succeda le iniziali mazzate del duo “American Capitalist”/“Under And Over It”, senza tralasciare la buona “The Pride”.
“Menace” e “Generation Dead” continuano sulla scia qualitativa del disco e succedono “Back For More”, il secondo singolo estratto che, assieme all’azzecato ritornello di “Wicked Ways”, mi ha convinto sin dai primi ascolti.
Il finale d’album viene lasciato a “I’ll Fall” e “100 Ways To Hate”: la prima alterna pezzi melodici a duri passi mentre la seconda sa chiudere in stile questo lavoro.

Commento: “American Capitalist” è molto probabilmente il lavoro meno “incazzato” dei Five Finger Death Punch, fattore che può far storcere il naso a più di qualcuno.
Io da fan della band posso solo consigliarvi l’ascolto, certo che non ne rimarrete delusi.
Voto: 7,5 

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