Recensione: FAIDA – Armed Music Against The Master Control Program


La musica è inevitabilmente frutto di emozioni: amore, gioia, dolore, rabbia… si trovano ogni giorno nelle canzoni che ascoltiamo.
C’è chi preferisce comporre brani sdolcinati, c’è chi è nato per sfornare melodie strappalacrime e c’è anche chi con la sua musica vuole semplice sfogare la propria rabbia: quest’ultimo è il caso dei FAIDA.
Spinti da un grande astio verso il Sistema (o ‘Master Control Program’), questi quattro ragazzi di Venezia hanno dato vita al loro primo album intitolato “Armed Music Against The Master Control Program”.
Crossover, quale altro miglior genere si poteva scegliere per urlare i propri ideali?
Il disco comincia subito a picchiare “Point Your Finger”, uno dei miei brani preferiti che precede altre 2 canzoni riuscite ovvero “Mind The Gap” e “Fu*k The M.C.P.”.
“In Your Face” si discosta un po’ a quanto sentito fino ad ora: Mattia Da Lio strimpella a dovere il suo basso in fase di apertura e lascia poi spazio al melodico riff di chitarra di Giuliano Da Re.
I 2:25 minuti di “Clubbin’ Culture” continuano a martellare a dovere e si fanno succedere da un’altra killer song che risponde al nome di “So You So What”, dove tutto il quartetto appare in gran spolvero.
“Intermission” è una specie di intro, assolutamente inutile come settima traccia e da considerarsi come un vero filler che, come unico pregio, ha quello di precedere un buon pezzo come “The Werewolf”.
A chiudere l’album ci pensano poi “Walkin’ Through” e “J.Lo”: il primo non aggiunge nulla di nuovo (ma continua a picchiare) mentre il secondo possiede un ritornello azzeccatissimo.

Commento: missione compiuta per i FAIDA che convincono già al loro primo album.
Tra i punti di forza di “Armed Music Against The Master Control Program” si trovano sicuramente il bassista Mattia Da Lio ed un buon mix di rabbia, potenza e cattiveria.
Da migliorare invece la scelta delle ritmiche che, alla lunga, potrebbero stancare e risultare ripetitive.
Voto: 7

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