Recensione: Epica – Design Your Universe


epica-design-your-universe-artwork[1]Dopo esserci deliziati le orecchie con “The Divine Conspiracy”, tornano a farsi sentire gli olandesi Epica. Forte delle numerose ed eccellenti prove live che hanno dato vita al primo album dal vivo (“The Classical Conspiracy”), la band capitanata dalla stupenda Simone Simons pubblica il 4^ studio album intitolato “Design Your Universe”. Di seguito la recensione.

Copertina: classica copertina in stile Epica che rappresenta (con i suoi caldi colori) una ragazza intenta a meditare. L’energia emanata dal suo spirito sembra aver capolvolto il mondo: si possono notare infatti nel basso i grattacieli rovesciati mentre la parte superiore è sommersa dalle acque.

1) Samadhi: l’album inizia con una piacevole intro che contiene elementi tipici dell’opera orchestrale. Inoltre il suono fa riferimento al successivo brano Resign To Surrender, creando un collegamento che apprezziamo.
Voto: 7

2) Resign To Surrender (A New Age Dawns Part IV): l’inizio vede subito protagonista il coro maschile, con qualche acuto di Simone Simons ad impreziosire il tutto. Il resto poi è un’autentica poesia: il growl nelle sue apparizioni è ben ispirato e la voce della Simons è divina, un vero e proprio trionfo del symphonic metal. Inoltre troviamo pure un assolo di chitarra (elemento presente di rado nei precedenti album degli Epica) che non dispiace essendo ben eseguito.
Voto: 8.5

3) Unleashed: il primo singolo estratto di dimostra un altro brano di punta dell’album. L’intreccio di tutti gli strumenti (violino, violincello, ottone, batteria, chitarra, tastiere e basso) è semplicemente splendido e viene reso ancora più perfetto dalla voce di Simone Simons che, nella parte centrale, si permette di ritagliarsi un ulteriore ruolo da protagonista rendendo Unleashed una perla del genere.
Voto: 8.5

4) Martyr Of The Free World: le soavi melodie cessano per lasciare spazio a riff massicci e grintosi, soprattutto nella parte iniziale del brano. Proseguendo l’ascolto diamo il bentornato a Mark, che irrompe nella canzone con il suo accativante growl per sfogarsi poi in un assolo molto tecnico. Finale più duro che mai con il growl ancora protagonista che corona questo brano come uno dei più heavy dell’album.
Voto: 8

5) Our Destiny: i ritmi calano leggermente sfornando un brano molto orecchiabile che si lascia ascoltare con piacere. Solo nella parte centrale le melodie si fanno più serrate, capeggiate da un growl più incazzato che mai ben supportato da tutto il coro.
Voto: 7.5

6) Kingdom Of Heaven (A New Age Dawns Part V): eccoci arrivati al brano più lungo dell’intero lavoro (13.37 minuti). La durata non deve spaventare perchè in questa 6^ traccia c’è davvero di tutto: sonorità tipiche del black metal, voce death, riff ispirati, ritmi più melodici e armonie celestiali fanno passare in fretta questa lunga (ma bellissima) canzone.
Voto: 8

7) The Price Of Freedom: semplicemente l’introduzione al successivo brano Burn To A Cinder.
Voto: s.v

8 ) Burn To A Cinder: forte dell’introduzione di The Price Of Freedom, la 7^ canzone si fa apprezzare soprattutto per il suo ritornello e per i passaggi di tastiera. Simone Simons poi ci mette del suo alleggerendo i granitici ritmi iniziali per lasciare spazio ad un assolo ben studiato targato Mark Jansen.
Voto: 7.5

9) Tides Of Time: con Tides Of Time scopriamo il lato più intimo della band. La voce di Simone Simons risveglia anche i sentimenti più nascosti e viene supportata dall special guest Amanda Somerville, addebita a rendere epico il suono vocale. Con questo brano si intuisce come la band olandese stia compiendo un processo di maturità molto professionale e convincente.
Voto: 8

10) Deconstruct: le carrelate di emozioni del precedente brano vengono accantonate per dar vita ad un sound più accattivante che vede il ritorno del growl. Protagonista indiscusso è il coro che nella parte centrale si dimotra più in forma che mai proponendo una lirica eccellente.
Voto: 7/8

11) Semblance Of Liberty: partenza a razzo con la batteria e la chitarra più lanciate che mai. I ritmi non intendono a calare, proponendo una bella alternanza tra il growl di Mark e la limpida voce di Simone che stuzzica la fantasia piacevole. In conclusione si può dire che Semblance Of Liberty è il brano più cattivo dell’intero lavoro (se la gioca con Martyr Of The Free World)
Voto: 7.5

12) White Waters: l’inizio ricorda molto One dei Metallica, proponendo un sound davvero simile. Il brano prosegue scoprendo la 2^ special guest, ovvero Tony Kakko dei Sonata Arctica. La sua voce, intrecciandosi con quella della Simons, è un autentico inno alla gioia e proclama questa ballad tra le migliori dell’intero album.
Voto: 8.5

13)  Design Your Universe (A New Age Dawns Part VI): eccoci arrivati alla fine, eccoci arrivati alla title track. In 9 minuti di puro symphonic metal troviamo una varietà di elementi: voce melodiosa, growl, cambi d’umore… chiudono degnamente un album stupendo.
Voto: 7/8

Commento: Che dire, gli Epica hanno sfornato una sorta di capolavoro del genere che difficilmente verrà ignorato. Un lavoro impegnativo da ascoltare con calma per capirne veramente l’essenza. Un consiglio? Lasciatevi cullare.

Voto album: 8.5

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