Recensione: Drown Incus – Latter Days


La scena musicale svizzera annovera da sempre artisti di grosso calibro, basti pensare agli storici Krokus, ai thrasher Coroner oppure ai più moderni Gotthard ed Eluveitie.
Attorno a questi nomi illustri potremo però ben presto sentire parlare anche dei Drown Incus, band fondata nel 2006 che da poco ha rilasciato il debutto intitolato “Latter Days”.
Undici tracce di alternative rock ci accompagnano per una mezz’ora abbondante di ottima musica, dove le influenze dei Tool, Alter  Bridge e in particolare dei Breaking Benjamin si sentono e alla fine dei conti risultano un valore aggiunto.
In questi quattro ragazzacci di Lucerna sprizza già una grande maturità: nulla è lasciato al caso, anche i più piccoli particolari vengono curati e tutti i pezzi hanno una loro personalissima identità.

A confermare quanto detto qui sopra è ad esempio “Let Go” – settima traccia dallo stile magnetico – oppure “Narrow Path”, il primo singolo estratto che si dimostra pesante e cazzuto a puntino.
E se “Pawns” sembra uscita da un disco di Mark Tremonti (da notare anche la voce del nostro Marino che si avvicina tantissimo a quella di Myles Kennedy) una nota di merito va sicuramente a “Too Late” e “Still Waiting”: la prima si fa apprezzare per il lavoro di Andy alla 6 corde, la seconda invece per il suo ritornello melodico.

Continuando l’ascolto non si può inoltre lasciare inosservata “Out Of Distress”, ennesima conferma delle grandi potenzialità della band; qui è ancora il refrain a fare la differenza, qui si parla di uno degli episodi più interessanti di tutto il disco.
Il finale è tutto dedicato ad “Away from My Place”, altro brano roccioso che chiude degnamente questo interessantissimo debutto.
I Drown Incus partono con il piede giusto proponendo un album davvero riuscito e che racchiude in se una consapevolezza spaventosa: la strada intrapresa è quella giusta, avanti così.

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