Recensione: Dream Theater – Dream Theater


Il fenomeno mediatico che ruota attorno ai Dream Theater è sempre grandissimo.
Critiche, elogi, pareri, opinioni… sono all’ordine del giorno per il quintetto di Boston che, proprio in questo 2013, esce con il nuovo ed omonimo album.
Nove tracce per oltre un’ora di musica ci consegnano un lavoro di mestiere, tradizionalmente suonato da professionisti e con il grande pregio di essersi definitivamente scrollati di dosso l’alone Portnoy.
Non è un caso quindi essere di fronte ad un Mike Mangini incredibilmente a suo agio dietro le pelli, il quale non si limita solo a suonare con gran maestria ma si dimostra altrettanto talentuoso nel comporre le parti per il suo strumento.

L’esempio più lampante è “The Enemy Inside”, primo singolo estratto che vede un drumming di assoluto valore in un contesto dark; a tutto ciò si aggiunge poi la graniticità che la band ha impresso nel suono, quest’ultimo davvero massiccio e, cosa più importante, mai abusatore di infiniti virtuosismi che trovano poi spazio nei passi strumentali di “Enigma Machine”, non esattamente il nostro brano preferito.

Bellissimo anche il duo “The Looking Glass”/“The Bigger Picture”, una melodica ed esemplare manifestazione di musica che ha l’ulteriore pregio di precedere il miglior pezzo di tutto il lotto, quel “Behind the Veil” che abbiamo letteralmente consumato e che tutt’ora gira nei nostri lettori.
Straordinario qui è Petrucci con i suoi guitar solo ma non meno importante è l’atmosfera che si respira, maligna nella strofa e di stampo malinconico in un ritornello impossibile da dimenticare.
Meno ispirata è invece la successiva “Surrender to Reason, canzone di ordinaria amministrazione che precede il secondo singolo “Along for the Ride”, semiballad discreta che accontenterà e allo stesso tempo scontenterà i più.

Finale d’album tutto dedicato alla suite “Illumination Theory”, ventidue minuti poliedrici al massimo dove abbiamo apprezzato la prova di LaBrie e notato una parte strumentale in stile “Black Clouds and Silver Linings”, il tutto per dar vita ad un pezzo di rilievo.
I Dream Theater centrano nuovamente il bersaglio con un disco godibilissimo e finalmente esente dall’obbligo di dover mostrare a tutti i costi qualcosa: signore e signori, entriamo tutti nel teatro del sogno e lasciamoci trasportare da questo nuovo lavoro.

Voto: 7

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