Recensione: Disturbed – Asylum


Tagliato il traguardo del decimo anno di carriera i Disturbed scelgono proprio il 2010 per pubblicare il loro quinto lavoro in studio dal titolo “Asylum”.
Saremo chiari fin da subito: il nuovo album vive di molti alti e bassi.
L’intro “Remnats” ci prepara con oltre 2 strumentali minuti e si fa succedere dalla title track, un brano abbastanza trascurabile che precede i buoni riff di “The Infection”.
“Warrior” alza la qualità così come il singolo “Another Way To Die” che propone tutta la varietà di stile della band americana.
“Never Again”, sebbene puzzi da ‘già sentito’, è il pezzo che più ci ha colpito, anche grazie all’ottimo testo (vedi traduzione) riguardante le persecuzioni naziste.
“The Animal” si fa ascoltare con piacere facendosi succedere dalla malinconica “Crucified”, dove le tristi atmosfere danno vita ad un bel brano.
“Serpentine” racchiude anch’esso una sorta di cupezza ma risulta ben riuscito a differenza dei successivi “My Child” e “Sacrifice”, 2 brani che fungono essenzialmente da riempimento.
Finale tutto dedicato a “Innocence” che prosegue sulla scia qualitativa dell’album.

Commento: molto probabilmente questo è il peggior disco dei Disturbed ma è anche certo che “Asylum” è un lavoro onesto e riuscito.
voto: 7

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