Recensione: DevilDriver – Beast


I DevilDriver sono una band da prendere d’esempio: sanno quello che vogliono, non si vendono per racimolare grana e se c’è da dire qualcosa in faccia la dicono.
Tutto ciò di per se è gran merito del leader/fondatore Dez Fafara, uomo che ha saputo trasmettere al (suo) gruppo la giusta dose di rispetto e coerenza, rifiutando di lavorare con gente che egli stesso definisce malvagia e falsa tanto da andare a vivere nel deserto con moglie e figli, in uno di quei tipici paesini dove ognuno pensa ai fatti suoi senza troppo puntare il dito contro.
Solo così la bestia poteva sfogarsi, solo così sarebbe potuto nascere questo nuovo album tanto cattivo quanto è il suo titolo: “Beast”.
Già dalla copertina (che adoro) si può intuire la cupezza del sound, già dai primi passi di “Dead To Rights” si capisce che questo è un cd fatto per se stessi, fregandosene di etichette, produttori e fan.
Produttori appunto, quelli che un tempo chiesero una canzone ‘da radio’ e che prontamente ricevettero un dito medio in faccia, quelli che non sarebbero stati in grado di incastrare ottimamente melodia e cattiveria (“Bring the Fight”) in brani come “Hardened” e “Shitlist”, quelli che non avrebbero saputo creare un ritornello cazzuto come quello di “You Make Me Sick”, quelli che…
Potrei continuare all’infinito, ma il breve assolo di “Coldblooded” mi fa tornare a mente perchè il metal è dannatamente bello e vario (“Talons Out”), ma anche che non sempre bastano le urla di “The BLame Game” e ritmi martellanti di “Blur” per far centro.
Poco male perchè, se all’ispirata anima nera del coro (“Black Soul Choir”) ci si aggiungono le eccellenti corone della creazione (“Crowns Of Creation”), i passi falsi vengono facilmente dimenticati.
Si è ormai alla fine e la bestia di farsi domare non ne vuole sapere, sebbene le ultime forze siano prese in prestito dalla notte che, stanca e pensierosa, sembra dar vita alla trascurabile “Lend Myself To The Night”.

Commento: la perfezione non è di questo mondo ed infatti ai DevilDriver di essere perfetti non importa un emerito c***o.
Quello che vogliono è che la bestia sia libera, che verità e coerenza sbranino falsità e malvagità dopo quell’annata ispirata del 2009 che ha visto nelle preghiere per i cattivi nascere brani splendidi come “I’ve Been Sober”.
Voto: 7/8 (dal sette all’otto).

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