Recensione: Cavalera Conspiracy – Blunt Force Trauma


Incuriosito dalle tante recensioni (negative) lette sul web mi sono accinto all’ascolto di “Blunt Force Trauma”, il nuovo album della band capitana dai fratelli Cavalera chiamata Cavalera Conspiracy.
Dopo pochi minuti d’ascolto subito una cosa mi è saltata all’orecchio: il sound mi è sembrato simile a quello dell’ultimo album dei Soulfly intitolato “Omen”.
Fin qui nulla di strano in quanto il leader di quest’ultimi è niente che di meno Max Cavalera che, inevitabilmente, ha portato uno stile simile in questa nuovissima fatica.
Insomma, che dire del disco?
Da ignorante in materia di Sepultura e alla prima esperienza con questo gruppo l’impatto è stato positivo, nulla che faccia gridare al miracolo, ma qualcosa di buono l’ho trovato.
Partiamo subito con le note felici che rispondono al nome di “Killing Inside” (in basso potete vederne il video), “I Speak Hate” e l’iniziale “Warlord”, che apre le danze in modo deciso.

 

La title track mi è piaciuta sebbene nel complessivo si dimostri un brano ripetitivo, cosa che invece è meno evidente nella violenza di “Thrasher” e di “Target”.
Meno brillanti invece mi sono apparse “Rasputin”, “Burn Waco” e “Torture” che, nonostante picchino alla grande, mi sono apparse come una sorta di ‘filler’.
Alla lista mancano ancora 2 brani ovvero “Lynch Mob” e “Genghis Khan”: il primo è un buon brano che vede la collaborazione di Roger Miret degli Agnostic Front, il secondo invece è l’episodio meno caotico dell’intero lavoro, ma non per questo il peggiore anzi… riesce dove altri hanno fallito.

Commento: probabilmente voi fan che seguite da anni i fratelli Cavalera troverete questo album inutile e ‘già sentito’.
Per me che sono alla prima esperienza con questa band ho trovato in “Blunt Force Trauma” un buon disco che sicuramente non fa gridare al miracolo, ma che strappa un’ampia sufficienza e che potrebbe essere adatto ad un nuovo pubblico.
Voto: 6,5
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