Recensione: Blink 182 – Neighborhoods


Ed eccoli qua, dopo 8 anni dall’omonimo disco i Blink 182 tornano nei mercati mondiali con il nuovo album “Neighborhoods”.
Per un fan di vecchia data come me l’attesa era grande, visto che da adolescente sono cresciuto tra le note di “Feeling This”, “What’s My Age Again”, “The Party Song”… tanto per citarne alcune.
Sin dai primi ascolti si capisce subito che la band è cambiata (vuoi chiamarla maturità o ‘commercialità’) fatto sta che “Neighborhoods” è qualcosa di mai sentito in casa Blink: il pop punk insulso e ignorante che parla di sesso, feste, alcool… è assente e lascia spazio a tematiche e melodie più introspettive e ricercate.
Non a caso i testi parlano delle frustrazioni dell’amore e della vita, non a caso sono presenti le tastiere, non a caso regna la malinconia.

 

 

I side project a cui si sono dedicati i tre hanno sicuramente portato a questo ma c’è un altro aspetto che ho trovato curioso: le linee vocali sono per la maggior parte affidate a Tom Delonge, il quale sembra aver impiantato nel disco lo stile Angels & Airwaves al punto da rilegare Mark Hoppus ad un ruolo marginale, fatta eccezione per il trascurabile brano “MH 4.18.2011″.
Poco male visto che anche le altre canzoni non fanno certo gridare al miracolo, sempre intrise di quel concettual dark a mio avviso adatto per un adolescente depresso che sbatte per la prima volta sul muro della responsabilità.
Non bastano degli arrangiamenti curati, non basta l’esperienza acquisita: i Blink 182 questa volta hanno toppato.

Commento:
ci hanno provato, e di questo bisogna darne atto.
Sarebbe stato facile tornare con un album fedele al passato che avrebbe accontentato i fan di vecchia data ma, pur tenendo conto dell’impegno,  di “Neighborhoods” non se ne sentiva il bisogno.

Voto: 4

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