Recensione: Black Stone Cherry – Between the Devil and the Deep Blue Sea


Anche per gli ormai non più ragazzini Black Stone Cherry è arrivata la fatidica prova del terzo album, dopo aver ben figurato con i precedenti “Black Stone Cherry” e “Folklore and Superstition”.
“Between the Devil and the Deep Blue Sea” si può riassumere come un disco completo che fila via liscio come l’olio, alternando passi più heavy (come la splendida “Killing Floor” o l’ottima “Such As Shame” per citarne due) ad altri più melodici e ricercati, come ad esempio “Won’t Let Go” e la finale “All I’m Dreamin’ Of”.
E se il singolo “White Trash Millionaire” fa la sua grande figura in fase di apertura, certamente non ci si può dimenticare delle trascinanti “Blame It On The Boom Boom”, “Let Me See You Shake” e “Change”, capaci di risvegliare anche l’animo più addormentato.
Chris Robertson inoltre dimostra ancora le sue notevoli doti al microfono facendosi ben supportare dal resto della band con le emozioni impresse in “Like A Roll” e “Stay”, due passi che testimoniano la maturità appresa dal quartetto del Kentuchy.

Commento: esame superato per i Black Stone Cherry che con questo “Between the Devil and the Deep Blue Sea” hanno saputo creare un disco che trasmette molto.
Non solo hard rock puro e diretto, non solo ballad sdolcinate ma 12 tracce da ascoltare tutte d’un fiato.
Voto: 7,5
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