Recensione: Aut In Vertigo – In Bilico


“Fossi nato negli anni 50 avrei fatto la rivoluzione, oggi invece lavoro in banca… faccio i soldi per il padrone…”
Esiste un modo migliore per debuttare con un concept album?
Dopo aver mosso i primi passi con l’EP “Welcome” gli Aut in Vertigo hanno voluto partire subito con il piede sull’acceleratore, proponendo 11 brani legati da argomenti divergenti tra loro: amore e morte, egoismi e altruismi, amicizie e passioni.
Nati nel 2004 come un gruppo di compagni di scuola, i Nostri oggi si stanno per imporre come una bella realtà della musica live del nord Italia, grazie ad un rock che fonda le basi negli anni 70′ e che sfocia anche in altri terreni quali il blues e il reggae.
Di recente è uscito “In Bilico”, primo vero album che dimostra appieno di che pasta è fatta la band.

Partiamo dai testi, rigorosamente in italiano (scelta assai coraggiosa), che vogliono essere un manifesto dei nostri tempi: non troveremo solo critiche verso una società moderna confusa ma anche gli aspetti belli della vita, i quali rappresentano la promessa di nuove prospettive.
Il concept, dunque, lo si potrebbe dividere in due parti distinte; la prima dove il protagonista (che sei tu che stai ascoltando) si ritrova a girovagare in mezzo alla merda della città non riconoscendosi più, la seconda invece di puro cambiamento dove riesce a cogliere il bello dell’esistenza e ricominciare con serene aspettative.

La partenza, affidata al trio “Passi”“Volto Fragile”“In Bilico”, testimonia appieno quanto detto qui sopra e, oltre alla bellezza dei testi, colpisce anche per le sonorità, in linea con le tematiche riflessive proposte.
“Pelle e Peccato” parla dei pregiudizi verso le culture altrui e si dimostra come il primo passo falso incontrato, seguito a ruota da “Fuori Dagli Dei” che – a livello musicale – ci sono sembrate un gradino sotto alle altre canzoni.
Poco male comunque perché da qui fino alla fine incontreremo quanto di meglio hanno da proporci gli Aut in Vertigo: i ritmi reggae di “Rivoluzione” ci hanno fatto sorridere grazie anche ad un testo tanto vero quanto goliardico (“Fossi nato negli anni 50 avrei fatto la rivoluzione, oggi invece lavoro in banca… faccio i soldi per il padrone…”), i dolci passi di “Chiara” si sono dimostrati riusciti  in tutto e per tutto, “Fratello Gert” è semplicemente la migliore canzone del disco e “Olé Olé” rockeggia che è un piacere.
Arrivati alla battute conclusive si incontrano prima “Deep Sigh”, pezzo che ci ha fatto storcere il naso per la sua lentezza, e “Radio Aut”, bel brano che cala degnamente il sipario.
Gli Aut in Vertigo passano egregiamente la prova studio con un disco non privo di difetti ma sicuramente ben fatto e che verrà particolarmente apprezzato dal pubblico adulto.
La strada iniziata è quella giusta.

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