Recensione: Arctic Monkeys – AM


Che ci crediate o no questo “AM” rappresenta un compito assai duro per gli Arctic Monkeys, ora più che mai chiamati a far dimenticare un recente passato non dei migliori.
Se infatti gli esordi firmati “Whatever People Say I Am, That’s What I’m Not” e “Favourite Worst Nightmare” sono stati sinonimo di successo non si può dire lo stesso del susseguente duo “Humbug”/“Suck It and See”, stroncato dai più e accusato di portare un’evoluzione del suono non riuscita e troppo rinunciataria.
Ma Alex Turner e soci sembrano essere immuni alle critiche ed ecco che in questo 2013 ritornano con un album ancora diverso da quanto sentito fino ad ora, questa volta però con un risultato finale molto più benevolo.

In dodici canzoni che spaziano dalle sonorità più rockeggianti ad altre più ipnotiche “AM” ha il grosso pregio di filare via liscio come l’olio per tutta la sua durata, scadendo solo in qualche ballad ma dimostrandosi riuscitissimo in tutti gli altri pezzi.

Non è un caso quindi rimanere ancora entusiasti di “R U Mine?” (il migliore brano del disco) o adorare “One For The Road” e i suoi cori, senza dimenticare il riff dell’apripista “Do I Wanna Know?” che si può classificare come simbolo di questa nuova svolta.
Influenze Black Sabbathiane si trovano invece in “Arabella”, altra top song che ci svela un lato inedito delle nostre scimmiette nell’assolo finale, mentre parlando dei mitici anni 80′ non si può rimanere impassibili di fronte alla coppia “Why’d You Call Me Only When You’re High?”/“Knee Socks”, incredibilmente evocativa e dal sound nostalgico.

Le altre note positive di “AM” riecheggiano nella più sobria “I Want It All” e negli azzeccati chorus di “Fireside” e “Snap Out Of It”, quest’ultima particolarmente ispirata sebbene possa sembrare una canzonetta riempitiva; rispondono invece all’appello delle note negative “Party Anthem” e “Mad Sounds”, due ballad abbastanza anonime che vengono decisamente sovrastate dalla sorella “I Wanna Be Yours”, brava nei suoi 3 minuti a chiudere egregiamente un ottimo disco.
Gli Arctic Monkeys ce l’hanno fatta, questa volta si!
C’è poco da storcere il naso o sollevare polemiche: “AM” è un lavoro riuscito che denota una svolta ormai compiuta e un sound finalmente a suo agio con la band.
Serve altro?

Voto: 7,5

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