Recensione: Annihilator – Feast


Annihilator-feastGli Annihilator sono un band che definiamo sfortunata: l’immenso estro del suo leader misto ad un via vai di musicisti talentuosi non è bastato per avere una brillante carriera.
Nemmeno l’aver dato alla luce due capolavori del calibro di “Alice in Hell” e “Never, Neverland” ha portato grandi risultati, facendo del gruppo canadese un fenomeno per pochi e accaniti fan.
Tuttavia il presente lo possiamo considerare buono dato che, dopo aver rischiato di scomparire a causa del fallimento dell’etichetta SPV, Jeff Waters e soci sono riusciti a rinascere grazie a dei corposi tour e a due nuovi album.
E così questo 2013 ci presenta la nuovissima fatica in studio, letteralmente osannata da tutto il web con una media voti da primi della classe.

Molti hanno definito “Feast” come il miglior album thrash dell’anno, in tanti hanno affermato di assistere ad un vero e proprio salto di qualità.
La domanda dunque sorge spontanea: ci troviamo veramente di fronte ad un disco di grande caratura?
Per noi di Therockblog no.
Non vogliamo fare la classica voce fuori dal coro ma alla fine dei quasi cinquanta minuti il senso di vuoto che abbiamo avvertito è stato non indifferente, frutto di una scarica di riff riciclati e una mancanza di idee evidente.

Peccato perché da fan della band è dura parlare così duramente, è terribilmente difficile accettare una tale ripetitività o dei ritornelli scialbi come quello in “Demon Code”.
Nemmeno quando si cerca di sperimentare le cose vanno meglio e a confermarlo sono i passi quasi funk di “No Surrender”, senza dimenticare che il refrain di “Wrapped” è stato addirittura in grado di rovinare un pezzo che sarebbe stato di valore.
Anche “Fight The World” risulta bocciata perdendosi dietro a passaggi aggressivi davvero anonimi e forzati, quasi si fosse obbligati a spingere sull’acceleratore…

E se la ballad “Perfect Angel Eyes” risulta davvero troppo smielata a risollevare leggermente le sorti di “Feast” ci pensano la spumeggiante “Deadlock” (miglior brano del disco) e i ritornelli del duo “No Way Out”/“Smear Campaign” i quali, assieme ai classici tecnicismi di stampo Annihilator, rendono un po’ meno piatto questo disco.
Tuttavia il giudizio finale non premia assolutamente la band: un semplice album ben suonato questa volta non riesce a mascherare una chiara mediocrità che persiste in quasi tutti e 9 i brani.
Peccato davvero.

Voto: 5

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