Recensione: Airbourne – Black Dog Barking


La terza realizzazione degli Airbourne è la prova che là fuori c’è ancora qualcuno che si diverte. Grazie a questi quattro grezzi australiani ritornano finalmente gli hairbanging nelle grandi etichette e i muri di Marshall su Youtube.
Questo terzo album, pubblicato il 21 Maggio 2013 con la Roadrunner records, è il normale proseguimento di un sentiero nato da un successo inaspettato, sulla scia dei grandi maestri dell’hardrock anni ottanta.
In trentacinque minuti questa band australiana dimostra di conoscere bene il campo di battaglia e di essere in grado di non disperdere le energie, regalandoci dieci tracce ricercate senza ingrassare l’album con le cosiddette “tracce di riempimento” come spesso accade.
Nel complesso è un album ben suonato, personalmente ho apprezzato la semplicità della tecnica, specialmente per quanto riguarda la batteria: sano e vecchio ‘Rock’.
Come è noto ai più non è difficile incontrare punti in comune con le metriche e i suoni degli AC/DC, specie nella pennata della chitarra e nella sua distorsione, ma non solo: la batteria segna il tempo in maniera molto semplice ma con un grande sound, pieno, uno stile che i batteristi di oggi trascurano, abbagliati dalla chimera dell’ipertecnicismo, come una puerile gara a chi ce l’ha più lungo.

In “Black Dog Barking” le sottigliezze vengono tralasciate per far spazio alla semplicità di cui necessita questo genere musicale.
Semplici rullate sui tom, un potente rullante e un charleston incerto – più aperto che chiuso – accordi controllati e stessa distorsione alla Angus Young – non a caso figura sempre una Gibson SG nei loro video e performance live.

La voce è la componente che più si discosta dai richiami alla band di Sydney, Joel infatti ha una tonalità più bassa rispetto a Brian Johnson.
L’album si apre con un coro in crescendo, sembra quasi di avere tra le mani l’ultima realizzazione dei Pennywise, questa atmosfera viene però interrotta dall’accordo che apre alla strofa di “Ready to Rock”, ridimensionando il tutto: un pezzo veloce in pieno stile Airbourne, ritmato da un 4/4 compatto e sicuro.
“Back in the game” è, se vogliamo, l’urlo che scaturisce da questa pubblicazione: il quartetto ci tiene a far sapere che non stiamo ascoltando l’ennesima meteora del rock che nasce e si spegne con i primi album, il terzo album è una prova del fuoco superata alla grande da questi australiani dall’hairbaging facile.
La traccia “Black Dog Barking” inizia con i classici rumori prodotti dall’input dei jack delle chitarre: pochi secondi ed esplode con l’impatto di una mazzata sui denti.
Due chitarre si allacciano giocando sulla potenza degli accordi, fondendosi creano la giusta base che permette a Joel di sbizzarrirsi nella sua performance. La potenza delle dinamiche della batteria domina la canzone dall’alto con un grezzo e magnifico 4/4 alla John Bonham.
Una caratteristica che si ripete spesso nelle tracce di questo album è un progressivo ‘crescendo'; la percezione che si ha infatti è che, andando avanti, i cori e le chitarre aumentino di volume e potenza, arrivando ad un ritmo quasi insostenibile, elettrizzando anche il più invertebrato dei lettori.
La traccia che state cercando, ad ogni modo, è senza dubbio “Live it up”.
Il video della stessa, che potremmo definire “Booze n’ boobs”, è l’apoteosi della ‘Rock attitude': macchine sportive in pieno ‘burnout’, Marshall a perdita d’occhio, chitarre spigolose, hairbanging, grida a squarciagola e groupies dagli shorts iper-ridotti.


Il modo migliore per inquadrare il mondo riacceso dalla pulsante luce di questi ragazzi.
Joel dà il meglio di sé, carica il coro del ritornello con una potenza inaspettata, rompendo gli argini della traccia; la lead regala assoli da accapponare la pelle.
La nota migliore di questo album è il fatto di passare a pieni voti la “prova macchina”, garantito: con l’estate ormai alle porte vi consiglio caldamente di regalare a questo album tutto il volume che si merita, abbassando i finestrini e lasciando che l’asfalto scorra sotto le ruote, liberando la mente per una mezz’ora abbondante da tutti i pensieri che la ingombrano quotidianamente.

Federico Musso – Rockracy – rockracy@yahoo.com

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