Recensione: Acid Muffin – Nameless


E’ una storia assai particolare quella degli Acid Muffin: nati duo acustico divengono ben presto una band a tutti gli effetti grazie al reclutamento dell’allora assente basso.
Dopo un primo demo di rodaggio targato 2012 i Nostri rientrano in studio l’anno successivo per dar vita al loro primo e vero lavoro intitolato “Nameless”.
Un EP di 5 tracce con tematiche molto profonde e introspettive, una grande voglia di suonare la denuncia per questa società frenetica e caotica, che alla fine non porta chissà che benesseri se non la perdita di quei piccoli momenti di pace ormai dimenticati.
Il tutto in oltre 20 minuti di musica inquieta ed oscura, dove sono palesi le influenze grunge e post grunge di artisti del calibro di Nirvana, Alice in Chains e Pearl Jam.
Non è un caso quindi che pezzi come “Nothing Inside” strizzino l’occhio proprio al Kurt dei bei tempi di “In Bloom”, oppure che i dolci passi di “Bones” ci guidino proprio verso i più moderni Alice in Chains.
E se l’apripista “Around The Hole” si dimostra fin da subito riuscita e piuttosto rocciosa nel sound si potrebbe dire lo stesso di “Just Another Way”, seconda traccia per numero ma non per valore.
Continuando l’ascolto poi è impossibile non notare “On The Skin”, penultimo pezzo in scaletta che si fa apprezzare per l’ottimo lavoro del basso, per un ritornello azzeccato e per una grande prestazione vocali firmata Andrea Latini.
Gli Acid Muffin debuttano con un lavoro convincente e privo di difetti: se siete fan della scena grunge è obbligatorio l’ascolto.

 

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