Recensione: Accept – Stalingrad


Questa volta anche il metallaro più incazzato per questa reunion dovrà ricredersi…
e non lo dico da fan ma, a distanza di due anni e di due album, non si può che battere la mani a questi vecchietti che in fatto di heavy metal la sanno davvero lunga.
Se ancora non si fosse capito sto parlando degli Accept, band che dopo l’addio dell’indimenticato Udo Dirkschneider ha saputo trovare una nuova giovinezza.
Superato l’effetto sorpresa di “Blood Of The Nations” nessuno si aspettava un altro colpo grosso del quintetto tedesco che invece è andato avanti per la sua strada facendo semplicemente la cosa che sa fare meglio ovvero l’heavy metal!
Già dalle iniziali “Hung, Drawn And Quartered” e “Stalingrad” (tile track) tutto gira al meglio: riff rocciosi, batteria martellante, basso sempre a ritmo e linee vocali eccellenti aprono questo nuovo disco come meglio non si può.

 

 

Le sirene di “Hellfire” precedono un altro bel pezzo ben assolato da Wolf Hoffmann e si fanno succedere da “Flash To Bang Time”, dove si spinge l’acceleratore rimanendo su livelli qualitativi ottimi.
“Shadow Soldiers” ha il compito di smorzare un po’ i toni andando a toccare il lato più emotivo della band, qualità che invece non si addice alla seguente “Revolution”, candidata ad essere una canzone da pogo mortale in sede live.
Si continua con “Against The World” ( brano che fa del ritornello il pezzo forte) e con “Twist Of Fate”, pezzo più melodico ma dannatamente riuscito.
Il finale è tutto dedicato alla frenetica “The Quick And The Dead”, una grande mazzata di puro heavy metal e a “The Galley”, dove in oltre sette minuti gli Accept includono tutto la loro molteplicità.

Commento:
Standing ovation per gli Accept che in due anni hanno sfornato due ottimi album di puro e classico heavy metal.
“Stalingrad” è un disco di grande musica che come maggior pregio ha quello di possedere la qualità necessaria per farci fare un tuffo nei fantastici anni 80.
voto: 8+ 

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