Live Report: Seether al Live Club di Trezzo sull’Adda (29/11/2012, Milano)


dal nostro inviato Zerba

I ringraziamenti questa volta li voglio fare all’inizio: grazie ad Elisa della Propapromoz per aver permesso a me e ad un mio collaboratore di  assistere a questo show, con tanto di pass per le foto.
Che poi io, munito di una Canon del 2009 da “soli” 12.1 megapixel, sfigurassi in mezzo agli obiettivi chilometrici degli altri fotografi poco (mi) importa: sebbene gli sguardi dei “colleghi” andavano dall’imbarazzato al compassionevole la mia piccola digitale il suo onesto lavoro l’ha fatto.
Detto ciò vi racconto di una bella serata di musica, di due band che mai prima avevo visto dal vivo e che mi hanno entrambe soddisfatto.
Arrivo come sempre sul filo del rasoio, tempo di mostrare il pass delle foto che sono subito sotto il palco per l’esibizione degli Heaven’s Basement: la band britannica già dalle prime canzoni parte con il piede sull’acceleratore con una frizzantissima tripletta composta da UnbreakableCan’t Let GoFire, Fire.
Energia, adrenalina e tanta passione spingono uno show d’impatto sia dal punto di vista dell’acustica che da quello del coinvolgimento; il quartetto made in UK può inoltre vantare di un Aaron Buchanan che non stona nemmeno sulle note più alte e di un Sid Glover che sa come strimpellare la sua sei corde, senza dimenticare l’ottimo lavoro svolto del basso di Rob ‘Bones’ Ellershaw e del drumming di Chris Rivers.
Mezz’ora circa la durata di questo breve live: i presenti ed il sottoscritto promuovono questi ragazzi.
Il palco comincia ad essere invaso dagli addetti allo “sbaraccamento” così ne approfittiamo per farci quattro chiacchere con un bella birra alla mano e, in men che non si dica, il Live Club si oscura per l’entrata in scena dei Seether.
Lo show dei sudafricani lo si potrebbe dividere in due parti distinte: la prima (quella che ho preferito) dall’atmosfera magnetica, la seconda concepita per essere più diretta.
Apre le danze in modo incredibile No Jesus Christ, pezzo che mi ha catturato grazie alla martellante bass line firmata Dale Stewart e che si fa succedere dal duo Gasoline/Needles, per un trittico iniziale proposto tutto d’un fiato.
La voce di Shaun Morgan anche dal vivo è cruda e ipnotica tanto che ho trovato la sua performance di altissimo livello, addirittura superiore al suo secondo compito (svolto sempre con qualità) che lo vede alla chitarra.
Si prosegue con le malinconiche Fine Again e Driven Under, anch’esse capaci di mandare l’ambiente in una sorta di “trance” prima della più energica 69 Tea, di Here And Now (primo dei quattro pezzi estratti dall’ultimo album ad essere proposto dal vivo) e della dolce Broken: finisce qui la parte più magnetica del live.
A rievocare tutta la potenza dei Seether ci pensano il drum solo di John Humphrey e Fur Cue, i quali

danno il via alla seconda e più diretta parte del concerto.
E se Rise Above This/Tonight sono riuscite a far cantare tutti si potrebbe dire lo stesso di Country Song, la quale ha visto un inedito Dale Stewart nel doppio ruolo di bassista/secondo chitarrista.
Lo show è agli sgoccioli ma Shaun ha ancora tanto da offrirci ed ecco che tutto solo sul palco manda in visibilio il pubblico femminile sulle note di The Gift, ennesima conferma della sua ottima poliedricità in fatto di cantato.
Operazione non riuscita invece quella di proporre la cover dei Deftones Change (In the House of Flies), unica nota stonata di una serata conclusa con le rinvigorenti performance di Fake It e Remedy.
I nostri beniamini escono dalla scena e quel che rimane è il ricordo di una bella serata di musica: se in futuro avrete la possibilità di vedere i Seether dal vivo non perdetela.

 

  qui sotto altre foto del concerto

 

SEETHER
  

 

 

 

HEAVEN’S BASEMENT
 

 

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