Live Report: Kiss + Rival Sons a Villa Manin (Udine, 17/06/2013)


Dopo un’attesa durata anni i Kiss approdano (relativamente) vicino casa mia, obbligandomi così a presentarmi al concerto di Udine!
La splendida Villa Manin è rimasta così come me la ricordavo dalla data degli Iron Maiden del 2010 e, come per allora, è riuscita a radunare una grossa cerchia di fan di tutte le età.
Giovani, adulti, anziani, famiglie con figli… hanno risposto in massa all’appuntamento, sebbene si sia visto che il tutto esaurito non è stato registrato (per la cronaca, si stava larghi anche nelle prime file).

Il primo show della serata ha il via alle 20.00 grazie ai supporter Rival Sons, band californiana dedita ad un blues rock di grande fattura.
Poco più di mezz’ora per il quartetto di Los Angeles, utile per farsi conoscere e promuovere il nuovo album “Head Down”: sicuramente degna di nota è stata la prova su “Keep On Swinging”, pezzo estratto dall’ultima fatica in studio che ha fatto capire di che pasta è fatto il gruppo.
Da segnalare anche quel coglionazzo del batterista, bravo dietro le sue pelli ma da rivedere nel lancio (e soprattutto nella presa) delle sue bacchette.
E così, verso le 20.30, Jay Buchanan e soci ci salutano dopo una prova più che convincente.
Il grosso telo nero brandizzato Kiss invade subito il palco rendendo l’attesa sempre più snervante: si devono aspettare le 21.15 per i nostri beniamini che entrano in scena tra l’euforia generale, piazzano all’inizio il folgorante duo “Psycho Circus”/“Shout It Out Loud” e invadono la villa veneta a suon di rock.

Come da pronostico sono gli effetti speciali a fare la differenza, proposti e riproposti senza badare troppo alle spese; fiamme, giochi di luci, fuochi d’artificio, fumo, animazioni sul maxischermo… hanno insaporito uno show già gustoso di suo.

Non c’è quindi da stupirsi se Gene Simmons a 63 anni sputa fuoco sulle note di “War Machine”, vomita sangue dalla stessa bocca e si fa sollevare sul punto più alto dell’impalcatura: è lui il vero “God of Thunder”, punto e stop!
Anche Paul Stanley ha fatto il suo dimostrandosi un grande leader: spettacolare è stato il volo sopra la folla in “Love Gun” così come la padronanza del palco dimostrata, il tutto in seguito ad una prova vocale che mi ha convinto a metà.
Per fortuna che i più “giovincelli” Tommy Thayer ed Eric Singer non si sono limitati ai loro ruoli, svolgendo EGREGIAMENTE anche le parti vocali nei cori o nell’arco di intere canzoni.
Tornando alle canzoni particolarmente riuscite sono state le storiche “Detroit Rock City”, “Rock N’Roll All Night” e “Lick It Up”, tutte e tre proposte verso la fine a differenza delle sorprese “Hell or Hallelujah” e “Say Yeah”, quest’ultime incredibilmente apprezzate dal pubblico grazie ai loro ritornelli orecchiabili e facilmente cantabili.

Mi hanno invece deluso “I Love it Loud” e “Heaven’s on Fire”, due pezzoni che purtroppo in chiave live hanno perso molta della loro grinta; al contrario ho adorato “Deuce”, altra hit che nei suoi 3 minuti abbondanti si è dimostrata all’altezza dello show.
E se “I Was Made for Lovin’ You” in scaletta ci sta solo per la sua popolarità un tappeto rosso lo si DEVE stendere per “Black Diamond”, in assoluto la canzone più bella dei Kiss che anche dal vivo è stata una cannonata.
Ancora oggi ringrazio Tommy Thayer per avermi suonato l’assolo in modo PERFETTO, chiudendo come meglio non si potrebbe una grande serata di rock.
You wanted the best! You’ve got the best! The hottest band in the world… KISS!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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