Live Report: Iron Maiden + Labyrinth a Udine (Villa Manin di Codroipo)


La leggenda era li, davanti a noi sul palco. La leggenda ha suonato in Italia, nella terra dove il metal fatica a dire la sua. La leggenda l’abbiamo vista, e ora vi racconteremo com’è andata.

Arriviamo al concerto verso le 16 e 30, tempo di un panino e siamo dentro. La location è favolosa e già verso le 17:00 la risposta del pubblico è notevole: ovunque si possono intravedere magliette raffiguranti Eddie (la mascotte dei Maiden). L’età media dei presenti è difficile da calcolare visto che ci siamo trovati di fronte a veri e propri bambini accompagnati da mamma e papà fino ad arrivare ai rocker di vecchio stampo.
Ci avviamo dunque più vicino possibile al palco e notiamo con dispiacere che i migliori posti sono riservati al fan club, con tanto di transenna per non far entrare gli “estranei”.

Verso le 19 e 30 salgono sul palco i nostrani Labyrinth e finalmente inizia la musica. La band toscana, fresca fresca del nuovo lavoro in studio  Return to Heaven Denied Pt. II – “A Midnight Autumn’s Dream” fornisce una prova convincente sotto tutti i punti di vista.
Il cantante spedisce senza troppe pretese le sue corde vocali all’altro mondo raggiungendo note altissime con acuti incredibili. Anche il resto della band merita un appunto: le chitarre si sono dimostrate in forma e, sia le parti ritmiche che gli assoli, sono stati eseguiti in maniera quasi impeccabile. La batteria potrebbe aver stufato con quella continua doppia cassa ma si sa, questi sono i Labyrinth e questo è il genere che fanno. Infine la tastiera, nelle sue apparizioni, non ha certo sfigurato con i suoi veloci passaggi.
Tra i pochi brani suonati degni nota sono “Moonlight”, “New Horizons” e gli episodi estratti dall’ultimo studio album quali “A Chance” e “Sailors Of Time”.
Dopo poco più di 30 minuti i Labyrinth lasciano il palco tra gli applausi di tutti.

L’attesa si fa sempre più snervante: sapevamo che ormai la vergine di ferro sarebbe salita sul palco ma il tempo non passava mai. E così, tra una chiacchera e l’altra e i numerosi ma invani tentativi di entrare nella’area riservata al fan club, le luci si spengono e il riff di “The Wicker Man” apre le danze: inevitabilmente finisco dentro un pogo che mi terrà ben impegnato fino alle prossime 2 canzoni.
E fin qui poco ho visto del concerto, troppo preso a ricevere e dare spintoni a chiunque mi capitasse sotto tiro.
Le acque finalmente un po’ si calmano e riesco a intravedere i 6 sul palco che danno inizio a “El Dorado”, pezzo estratto dal nuovo album “The Final Frontier” (vedi recensione) che in sede live non sfigura. Lo show si fa sempre più caldo e accogliamo con gioia anche pezzi meno conosciuti come “The Reincarnation of Benjamin Breeg” e “These Colours Don’t Run”, sempre eseguiti eccellentemente e sempre in grado di mandare in delirio i fan.
I successivi passaggi di basso aprono le danze a “Blood Brothers” e l’atmosfera è ancora più bella: la canzone in sede live ha un tiro pazzesco e si dimostra tra le più apprezzate dal pubblico. “Dance Of Death” ci fa scatenare a più non non posso e lo show continua senza pause (escludendo le brevi chiacchierate che Bruce Dickinson rivolge ai fan) con altri importanti pezzi, tra cui “No More Lies” e “Brave New World” fino ad arrivare al top, ovvero “Fear Of The Dark”. Potete dire quello che volete ma questa canzone dal vivo è la migliore: tutti i presenti intonavo la melodia con tanto di corni al cielo e accendini alla mano creando un clima epico. Il resto poi è storia: Bruce Dickinson canta sempre divinamente, Nicko percuote le pelli come nessun altro e le chitarre (così come il basso) sanno il fatto loro.
Ancora in fibrillazione dal precedente brano il concerto va avanti e si avvia verso la fine. “Iron Maiden” (canzone) fa riaccendere un devastante pogo al quale ahimè sono costretto a partecipare e “Running Free” ci fa cantare a più non posso, grazie anche a Bruce che ci coinvolge alla grande.
Ah, cavolo dimenticavo: fa la sua comparsa sul palco anche la mascotte Eddie, rigorosamente in stile con la copertina del nuovo album. Carismatico come sempre il “mostro” si aggira tra i magnifici 6 per poi rispuntare dal nulla con tanto di occhi rosso fuoco.
Lo show purtroppo è terminato e infatti la band lascia il palco salutandoci. Quando tutti noi eravamo pronti per andarcene sentiamo le iniziali parole di “The Number Of The Beast” e in un batter d’occhio ecco di nuovo tutti in scena: il boato del pubblico fa da cornice al bellissimo brano che si dimostra anch’esso tra i più amati.
L’ultimo brano è “Hallowed Be Thy Name”, altro classico che chiude il miglior concerto della mia vita.

Ecco le foto (clicca per ingrandire)

Labyrinth

Iron Maiden

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