Live Report: DragonForce al New Age di Roncade (Treviso, 10/11/2012)


C’è poco da fare, ogni volta che vedo i DragonForce torno a casa contento.
Li si può criticare per suonare un genere discutibile, li si può giudicare per i miliardi di note che sparano a canzone ma diamine ragazzi, sul palco ci sanno fare eccome!
Non parlo solo della buona riuscita delle canzoni ma soprattutto del coinvolgimento che instaurano con il pubblico, senza dimenticare di quanto se la ridono sul palco.
E se ci pensate bene anche questi aspetti fanno la differenza tra un live riuscito ed uno no: la semplice ottima performance spesso non basta e allora si deve tirare fuori qualcosa in più.
C’è chi ci mette il carisma, qualcun’altro sfrutta la fama mentre per i fulmini del metal nulla è più importante del divertimento.
E anche al New Age di Roncade Herman Li e soci non mi hanno deluso, dopo che la serata era partita male per essermi perso (quasi) tutto lo show degli Huntress per motivi non dipendenti da me (chiudiamola qui, non voglio ricordare certe incazzature…).
E così, dopo una frettolosa birra in compagnia del mio fedele assistente (ringraziate lui per queste splendide foto, fatte in mezzo al pogo con una macchinetta non proprio di ultima generazione), sono subito sotto il palco pronto per accogliere l’entrata in scena del sestetto inglese.
C’è molta attesa soprattutto per quanto riguarda il nuovo cantante, quel Marc Hudson che ha ereditato il posto di frontman a discapito dello storico ZP Theart.
“Come canterà dal vivo?” continuavo a chiedermi, visto che in ‘Power Within’ mi aveva convinto.
E così sulle note di Holding On un urlo mozzafiato firmato Hudson introduce sul palco i nostri beniamini, già carichissimi e pronti per un’ora abbondante di performance.
Si prosegue con Herous of Our Time, pezzo dove il duo Li/Totman (manco a dirlo) si ritaglia il ruolo di protagonista, e con Seasons, altro estratto dall’ultimo album che anche dal vivo si dimostra riuscitissimo.
Sebbene la breve scaletta proposta sia incentrata sull’ultima fatica in studio non vengono risparmiati pezzi del calibro di Fury of The Storm, Operation Ground and Pound e Through The Fire and Flames: anche qui tutto gira per il verso giusto, con un Marc Hudson sempre ottimo che viene ben supportato anche dalla martellante batteria di Mackintosh e dalle tastiere di Pruzanov, quest’ultimo in versione bandito con una bandana che gli copre buona parte della faccia.
Nota dolente è (come al solito per me) Frederic Leclerc, tanto antipatico quanto inutile al basso: se c’è un personaggio che non sopporto dei DragonForce è proprio lui!
Ma il mondo è bello perché vario e, una volta arrivati a metà show, la faccia da cartone animato di Herman Li suscita l’ira dello stesso Hudson: il risultato porta a una serie di offese e stereotipi (sul

p*****o del cinese, ndr) rigorosamente in italiano che riescono a strappare una risata anche al pubblico più freddo.

Solders Of Wasteland è un altro dei cavalli di battaglia della band così come la frenetica Fields Of Dispair e si fanno succedere da Cry Thunder, ennesimo estratto da ‘Power Within’ che si dimostra azzeccato anche in fase live ed ha il compito di far sparire temporaneamente la band: tutto già visto tanto che non ho neanche urlato per riavere la band sul palco…
I nostri sei INCREDIBILMENTE (notate la satira) riappaiono per concludere il loro show con Valley Of The Damned, uno dei migliori episodi dell’intera discografia DragonForciana che oltre ad esaltare i presenti fa capire che la band è stufa di suonare e che lo show sta terminando.
Qualche fan cocciuto rimane sotto il palco implorando la band di tornare per un’ultima canzone ma tutto ciò non avverrà (ma dai?): i DragonForce hanno finito e quel che rimane è il ricordo di una bella serata di musica.

          

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