Tra scetticismo e nichilismo: vi presentiamo gli Old Scratchiness


IMG_0198 MOD 02Dopo aver recensito il loro album “No Shape” la curiosità di avere ai microfoni gli Old Scratchiness era molto alta… secondo voi ci siamo persi l’occasione di averli ai nostri microfoni?
Certo che no!
Di seguito potete vedere il ‘risultato’ della nostra chiacchierata con la band modenese:
Benvenuti su Therockblog cari Old Scratchiness, innanzitutto diteci due parole di voi.
Come è nata la band?
Deglia: Ciao a tutti.
Dunque, il gruppo nasce a luglio 2010 dall’idea mia (Alessandro Degl’Antoni) e del bassista (Federico Caroli).
Avevamo (e abbiamo ancora) questa incredibile carica che ci spingeva a scrivere pezzi nostri, ed erano già due anni (quindi dal 2008) che ci provavamo, che progettavamo, che sognavamo.
La cosa terribile di avere 13/14 anni e volersi esprimere in modo originale attraverso la musica è che nessuno ti prende sul serio. Questo perchè sei un ragazzino e di base a nessun musicista piu grande interessa investire tempo ed energie in un progetto tanto giovane.
Quindi le cose sono andate male fino al 2011, anno nel quale abbiamo trovato la prima line-up stabile.
Nello stesso anno abbiamo registrato una Demo da 5 pezzi e successivamente (nel 2013) il “Negativity” Ep.
Nel Settembre del 2013 l’ormai ex batterista ha lasciato il gruppo e con lui il chitarrista.
Non voglio annoiare nessuno con le motivazioni di queste scelte: vi basti sapere che eravamo di nuovo solo io e Fede.
L’inverno tra il 2013 e il ’14 ci portò Alex Cavani (amico d’infanzia di Federico) con il quale iniziammo da subito la stesura di nuovi pezzi originali (la prima è stata proprio “The Room of 1000 Clocks”).
A Gennaio 2014 (Il 10 per la precisione) invece arrivò Stefano Roncaglia, il quale era già membro di una band che avevo contemporaneamente agli Old Scratchiness.
So che la domanda diceva “due parole”, però sono molto legato alla nostra storia.

Parliamo subito del vostro album “No Shape”, che abbiamo da poco recensito e trovato interessante.
Personalmente è assai raro trovare un sound come il vostro, il quale lo si può considerare nichilista e “arrendevole” (passateci il termine).
Da cosa nasce la scelta di proporre una musica così lontana da quello che quotidianamente viene proposto da radio, internet o altro?
Deglia: Capisco bene che “NO SHAPE” sia una produzione quantomeno singolare.
Senza dilungarmi troppo, posso dire che il sound nasce da una miriade di influenze diverse che per fortuna siamo riusciti a combinare insieme.
Sinceramente detesto etichettare un gruppo con un genere, ogni gruppo si costruisce il proprio sound personale.
Certo le influenze sono inevitabili ed è giusto attingere dai più svariati artisti, però sempre mantenendo la propria purezza espressiva.
Ispirarsi a qualcuno è un conto, fare di un sound una religione intrasgredibile è un altro.
Personalmente quando compongo cerco di non pensare a niente e a nessuno, penso solo a fare del mio meglio.
Il nostro “NO SHAPE” è proprio l’espressione di questa nostra libertà e purezza espressiva; abbiamo voluto fare un concept album di 31 minuti e 5 tracce, dov’è il problema?
Critichereste mai un pittore perchè il suo quadro è di piccole dimensioni?
Abbiamo scelto che fosse un full lenght proprio per la coerenza tra le canzoni e il concept, infatti una canzone in più non avrebbe avuto senso in un lavoro come questo.
Il velo di nichilismo che avete giustamente evidenziato è mia responsabilità.
Non sono proprio un ottimista e molti accadimenti della mia vita mi hanno portato a essere profondamente introspettivo.
Tutto questo influenza molto l’output sia a livello di testuale che sonoro.
Vorrei ringraziare tantissimo Fede, Alex e Stefano perchè accettano, interpretano, riarrangiano, migliorano e suonano le idee che propongo in saletta.
Se la musica fosse uno specchio, gli Old Scratchiness sarebbero il mio riflesso.
Con questo non voglio salire su nessun piedistallo, sia ben chiaro.
Questa musica è come avete scritto “lontana” dalle proposte normali.
Questo perchè non proponiamo canzonette da fischiettare in macchina, proponiamo quello che abbiamo dentro.
Capisco bene che la gente vuole fischiettare e stare allegra, ma il mondo non è così.
Mentre tu fischietti in macchina e magari ti lamenti per la bolletta della luce le persone nel mondo soffrono per infinite ragioni.
Invito quindi chi usa la musica per dire cazzate a fare qualcosa di strumentale… Ha molto più senso.

no-shape“Spleen” è l’emblema del disco, una traccia carica di energia aspra che ci ha ricordato molto l’omonima opera di Charles Baudelaire.
La nostra intuizione è esatta?
Deglia: L’intuizione che avete avuto è esatta, “Spleen” si allaccia all’opera di Baudelaire poichè quest’ultima incarna perfettamente la direzione emotiva che volevo descrivere.
“Spleen” è il primo step del concept, il gradino emozionale più basso da cui poi partirà la Dantesca risalita verso una consapevolezza totale e totalizzante.
Abbiamo voluto rendere questa risalita sia a livello testuale e di significato sia a livello sonoro: ad esempio la prima nota di “Spleen” (e quindi dell’album) è la nota più bassa che siamo in grado di produrre nella nostra accordatura, mentre l’ultima nota dell’album (della traccia “The Room of 1000 Clocks) è la più alta.

Alex: A livello strumentale “Spleen” è nata da una jam in sala prove e il sound che ne è uscito è la risultante degli stati d’animo che il testo di Deglia voleva trasmettere; anche se le influenze strumentali sono molteplici in questo brano, sia le parti più dinamiche che quelle più melodiche sono sempre ammantate di quel velo di malinconia che rende tutto così cupo e opprimente.

Un altro punto di forza è stata la chitarra di Alex Cavani, brava a essere dura nei momenti opportuni e anche in grado di deliziarci con assoli degni di nota.
Sappiamo che Alex è membro della band solo dal 2013, esattamente due anni dopo la nascita degli Old Scratchiness: cos’ha portato a livello di sound la sua entrata?
Deglia: Alex è entrato a Novebre/Dicembre 2013 e beh… Devo dire che è stato un bel regalo di natale per noi O.S.!
Il nostro sound si è decisamente evoluto con la sua entrata in scena: Alex – da buon polistrumentista – ha portato una ventata di nuova creatività compositiva che secondo me dà al gruppo quella capacità di stupire che forse prima mancava.
Grazie a lui beneficiamo anche di questa patina Prog-Rock-Psichedelica che ci caratterizza in modo particolare.
Mi pare doveroso dire che è anche una persona formidabile in quanto si è da subito appassionato e impegnato moltissimo per gli Old Scratchiness e per la loro crescita.
Quindi lo ringrazio di cuore perchè chi fa del bene agli O.S. fa del bene prima di tutto a me.

Alex: Per quel che riguarda il mio apporto in fase compositiva ho sempre cercato di portare i brani degli O.S. in una direzione sempre poco convenzionale e sempre più articolata, senza cercare di perdere l’elemento melodico; questo a causa delle mie influenze artistiche, al di fuori del Rock più classicamente inteso, che vanno dalla musica progressiva, al Noise e al Doo Wop per quanto riguarda la voce. Sento che i nostri brani hanno bisogno di certe strutture per esprimere al meglio tutti i loro significati e le nostre potenzialità e se questo comporta scrivere brani più lunghi dei canonici tre minuti, basta armarsi di pazienza e ragionare per cercare di affinare sempre più la funzionalità del songwriting. Questo è il mio obiettivo primario.

Cambiamo discorso e parliamo dei vostri show dal vivo.
Sappiamo che siete ancora nel pieno del vostro tour che – in questo 2015 – ha visti in molti locali di Bologna, Modena e Reggio Emilia (per citarne qualcuna).
Volevamo quindi sapere:
Come vi preparate prima di uno show?
Avete qualche rito o gesto scaramantico?
E quali sono i vostri futuri impegni in fase live?
Deglia: AHAHAHAHAH questa è una domanda interessante!
Noi da buon gruppo dell’era tecnologica prima di suonare ci scattiamo un selfie (spesso ad alto coefficente di idiozia).
Inizialmente era una mossa di marketing multimediale che fanno molti gruppi, poi col tempo è diventato il magico e imprescindibile “SELFIE DI RITO” che precede ogni esibizione.
Per quanto riguarda i live stiamo programmando la stagione primaverile/estiva che toccherà anche altre regioni d’Italia oltre che la nostra.
In questo periodo abbiamo limitato l’attività live (circa un live al mese) per concentrarci sulla scrittura del nuovo disco e preparare tutte le sorprese per il prossimo anno.

Il nostro tempo purtroppo è finito ma, prima di chiudere, vogliamo lasciarvi lo spazio per fare un saluto o una dedica.
Deglia: Allora colgo l’occasione per ringraziare i miei amici/colleghi di band(Fede, Alex e Steve) e tutti quelli che hanno dimostrato con le loro azioni di credere nel nostro progetto:
Michele Pelillo;
Silvia Ballerini;
Aisha Brissett;
OTS art company;
Roberto Zanotti;
Benedetta Degl’Antoni;
Famiglia Roncaglia.

Alex: Grazie a The Rock Blog per averci dedicato spazio e tempo sulle vostre pagine, grazie a tutti quelli che continuano a sostenere gli Old Scratchiness e tutte le realtà musicali che purtroppo (o per fortuna) rimangono nell’underground.
Un appello al pubblico: sostenete le piccole realtà artistiche perchè voi siete l’unica arma che possiedono: andate ai concerti, comprate una maglietta o un disco, date sempre una vostra opinione; solo così possiamo continuare a fare quello che ci piace e a trovare una motivazione nel farlo!
Grazie ancora a tutti voi.

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