Recensione: Aut in Vertigo, quando la passione del Rock nasce sui banchi di scuola


In occasione del loro album di debutto (che abbiamo recensito QUI) abbiamo raggiunto gli “Aut in Vertigo” per un’intervista, il risultato lo potete vedere qui sotto.
– Benvenuti su Therockblog cari Aut in Vertigo, innanzitutto diteci due parole di voi.
Come è nata la band?

Siamo una rock band della provincia di Torino.
Facciamo rock, cantato in italiano.
La prima formazione degli Aut In Vertigo è nata nel 2004, sui banchi di scuola.
La band era ancora agli albori, molto acerba.
Poi, con gli anni e con i concerti, abbiamo trovato la nostra strada.
Abbiamo partecipato ad alcuni concorsi, fatto molti live, cambiato alcuni elementi del gruppo.
Con l’attuale formazione, dal 2012, abbiamo fatto un salto di qualità, che ci ha permesso di registrare in pochissimi mesi l’album “In Bilico”.

– Parliamo subito del vostro debutto intitolato “In Bilico”.
Scegliere subito di partire con un concept album è stata una scelta molto rischiosa ma azzeccata visto cosa ne è venuto fuori.
Siete soddisfatti del vostro lavoro?
E quali erano i vostri obiettivi prima di scrivere l’album?
Grazie dei complimenti.
Sì, siamo molto soddisfatti di questo disco.
Siamo entrati in sala di registrazione con alcune idee ancora da definire, qualche incertezza, alcuni piccoli salti nel buio da fare.
Ma una volta iniziate le registrazioni si è aggiustato tutto.
Brani scritti in tempi diversi, in modi diversi, hanno preso forma in una narrazione nuova, il concept, che riesce a raccontare una volta in più le nostre storie.
La storia che raccontiamo (una passeggiata notturna per la città, poi all’interno di chi ascolta, e poi nuovamente all’esterno per affrontare il mondo) è un valore aggiunto che ci ha davvero appassionato.
Siamo partiti con l’idea di mettere giù il nostro materiale, la nostra musica, di fissare il momento storico in cui ci trovavamo.
Sia come giovani, come precari, come cittadini italiani, ma anche come musicisti, come amici, e come esseri finiti che hanno bisogno di eternità.
“Questo momento è importante, dobbiamo fermarlo”, ci siamo detti.
A volte basta un post-it, a volte una foto. Altre volte ci va un album intero.

– Altra scelta coraggiosa è stata quella di proporre tutti i testi in italiano, quando invece la tendenza è quella di usare l’inglese per raggiungere più pubblico possibile.
C’è un motivo di questa decisione?
Il motivo è forse lo stesso che avete detto.
Raggiungere più persone possibile.
In Italia, si intende, ma è al nostro paese che abbiamo voluto raccontare.
Più persone possibile, quelle che conosciamo, oppure no, che incontriamo per la strada: quelle con cui condividiamo pezzi di vita, o solo la sorte incerta di questi tempi e di questo Paese.
Dopo qualche anno di live, sudore e sale prove, abbiamo capito che è più importante parlare a chi hai davanti, dal palco, piuttosto che a un ipotetico pubblico internazionale.
Siamo qui, ora, ed è a chi vive in questo momento che vogliamo raccontare.

– Tra i brani presenti abbiamo molto apprezzato “Fratello Gert”, “Olé Olé” e “Chiara”.
Volete raccontarci un po’ com’è stato il lavoro dietro a queste tre canzoni?
E quali sono le vostre preferite?
Cominciamo da Fratello Gert, che è uno dei pezzi più nuovi, all’interno di “In bilico”.
Il testo ci è stato regalato da un giovane scrittore, Daniele Melillo.
È ispirato al celebre romanzo “Q”, del collettivo Wu Ming.
Un libro meraviglioso, che ci ha appassionato, e che abbiamo musicato grazie a questo testo.
Amiamo suonarla e inoltre la canzone col tempo ha preso una forma molto ricca dal punto di vista vocale, in alcuni punti ci sono otto voci: una vera fatica riproporla sul palco.
Olé olé è il pezzo più hard rock, e si potrebbe dire che è il precursore del disco: parla infatti della necessità di cambiare più volte distanza dalle cose per capirle meglio, un po’ come il concept, a costo di volare senza paracadute.
La curiosità su questo pezzo è che stavamo per non inserirla nell’album: erano anni che non la suonavamo.
E poi un giovane fan, Paolo, ce l’ha fatta riascoltare da una vecchia registrazione di un concerto.
Ce ne siamo subito re-innamorati, e in pochi giorni avevamo un nuovo arrangiamento.
Una settimana dopo era sul disco.
Chiara è pezzo d’amore. Cos’altro dire? I sentimenti più belli e profondi sono ispirati dalla persona che amiamo.
Questo pezzo parla della chiara idea di amore che avete voi, e della Chiara idea d’amore che abbiamo noi.
Le nostre canzoni preferite? Come si fa a scegliere tra i propri figli? A parte gli scherzi, è davvero difficile preferire un brano ad un altro, possiamo dire quali brani preferiamo suonare dal vivo: Chiara, perché fa saltare tutto il pubblico, Radio Aut, perché è la storia di Peppino Impastato e tutti la cantano, Volto Fragile, perché ci fa sfogare e riflettere.
E poi tutte le altre.

– Una menzione speciale va però fatta per “Rivoluzione”, dove di fatto avete stravolto la vostra vena rock per proporre un brano di stampo reggae.
La spensieratezza del genere mista al testo che avete proposto ci ha colpito: avete unito serenità e serietà in maniera perfetta!
Cosa ne pensate a riguardo?
Ci fa piacere che abbiate colto questo miscuglio di influenze e di sentimenti.
Preludio e postludio di Rivoluzione hanno in effetti un’impronta più hard rock, quasi progressive, dove sfoghiamo la rabbia e la frustrazione per il modo in cui si dissente in questo periodo storico.
Così come fa, parallelamente, il testo.
Ma la musica della parte centrale è in controtendenza, quasi paradossale, e serve in effetti a sottolineare come strida il cliché di rivoluzione (passata) con la realtà di oggi, e con quello di cui ci sarebbe bisogno per cambiare davvero.

– Sebbene “In Bilico” rappresenti il debutto nel mondo della musica il vostro suono è incredibilmente maturo.
Sappiamo bene che siete insieme da una vita, già dai tempi della scuola.
Quale pensate sia il segreto per fare musica?
Il segreto per fare musica? In sala prove dedicare tanto tempo, tanta pazienza e passione al proprio progetto.
Sul palco invece è necessario amore (proprio amore) per il pubblico, per quello che stai facendo e per i tuoi compagni di suonata.
Ascoltare quello che hai intorno e, più di tutto, una buona dose di umiltà.

– Siete molto attivi anche dal vivo, soprattutto nel nord Italia.
Come vi preparate prima di andare in scena? Avete qualche rito o gesto scaramantico?
E quali sono i vostri futuri impegni in fase live?
Prima di andare in scena mangiamo.
Poi ognuno ha il suo rituale ufficioso: non l’abbiamo definito, ma succede sempre così.
Meo, che canta, se può, si fa due ore di sonno prima del live, e poi si lamenta sempre; non mai fame e poi si mangia un paio di Kebab e una pizza.
Checco, chitarra, si concentra e ripensa al senso di tutto; Zibri, basso, prova a convincere tutto il gruppo a cambiare scaletta e spettacolo all’ultimo momento; Little B, batteria, si scalda seriamente con le bacchette; Rastan, chitarra, mette in ordine i plettri viola e regola il Pod.
Abbiamo fatto una pausa ad inizio anno per la scrittura di nuovi brani, ma a marzo ricominciamo con le date.
Visitate il sito, scoprirete tutto.

– Il nostro tempo purtroppo è finito.
Prima di chiudere vogliamo lasciarvi uno spazio libero per una dedica, un pensiero o un saluto particolare.
Il nostro disco è dedicato a tutti i fans, a tutte le fans, e a Diego Cortese, che è stato batterista degli Aut, e che è rimasto autore di molti brani. Cogliamo l’occasione di ringraziare tutti quelli che hanno comprato o ascoltato il nostro disco, fisico o online!
E poi voi, per questa bella intervista.

,