Intervista: Un-Reason, quando la Musica si fonde nell’anima


Con un panorama musicale che è sempre più industria e sempre meno arte ascoltare la proposta dei nostrani Un-Reason riempie un po’ l’orgoglio, facendoci capire che c’è ancora qualcuno interessato a fare musica.
In occasione dell’uscita del loro omonimo debutto abbiamo intervista la band, con questi risultati:
– Benvenuti su Therockblog cari Un-Reason, innanzitutto diteci due parole di voi?
Come è nata la band?
Ci conosciamo tutti da anni ed abbiamo sempre collaborato, anche se mai stabilmente. Poi, per caso ci siamo scambiati dei demo e ci siamo accorti che stavamo tutti andando nella stessa direzione, ragion per cui, entusiasti dell’affinità abbiamo deciso di concentrare le nostre energie in questo entusiasmante nuovo progetto.

– Parliamo subito del vostro omonimo debutto.
Come mai avete deciso di intitolare il primo album con il vostro nome?
Da dove nasce questa decisione?
Vogliamo che ci si concentri sul nome della band.

– Quanto è durata la sua stesura?
E quali erano i vostri 
obiettivi prima di scrivere l’album?
L’album ha richiesto più o meno un anno.
Quando abbiamo iniziato volevamo lasciare spazio all’intuitività di ciascuno per permettere alla musica e testi il loro giusto sviluppo.

– Da parte nostra abbiamo trovato in “Un-Reason” un lavoro di rilievo, che può vantare di tanti pregi tra cui la spiccata dose di personalità che siete riusciti a imprimere nel sound.
Quali sono per voi i punti forti di questo disco?
E che aspettative avete adesso che il disco è nel mercato?
È un album personale, anche se scritto a più mani, perché tutti siamo nella stessa fase della vita di disorientamento e disillusione sia in campo sociale che politico.
Condividiamo un simile malessere spirituale e si sente in ogni nota dell’ album, ne è la fibra stessa.
Vorremmo suonare l’album dal vivo il più possibile perchè, se è vero che l’album è solido ed intenso all’ ascolto, noi siamo una band da vedere dal vivo. Amiamo riverberare col pubblico.

– Paradossalmente tutti i brani ci sono piaciuti ma, tra tutti, abbiamo adorato “Waves”.
Quali sono per voi i pezzi che son meglio riusciti?
“Kids Hurting Kids” è un pezzo sensuale, intimo; in “Twisted Metal” mi entusiasma la particolare riuscita fusione testo musica.

– Molti vi hanno etichettati alternative rock, altri hanno notato delle vene goth e industrial.
Da quali grandi gruppi prendete le maggiori influenze?
Non ci ispiriamo volontariamente a nessun gruppo in particolare.
Ognuno di noi ha un suo bagaglio musicale principalmente legato all’evoluzione del post punk e new wave anglosassone.

– Siete una band giovane che vive a stretto contatto con l’influenza
moderna dei social network.
In ambito musicale Facebook, Twitter… stanno prendendo sempre più piede, credete che sia positiva o negativa?
Inoltre, voi ne fate uso?
L’esperienza 5.1 dei social e dei videogiochi sta ammazzando la musica e soprattutto la musica dal vivo.
I giovani che si attaccano a quei pazzeschi videogiochi 3D con musiche e trame ricchissime, quando poi gli presenti un album, lo trovano inappagante perché monodimensionale.
Ma che è?
C’è solo la musica?
E gli altri sensi?


È difficile fare concorrenza.
Per questo tentiamo di fare musica 5.1 che dal vivo possa coglierti impreparato da diversi punti di vista, arricchito da filmati che, l’era della psichedelia insegna, aiutano il pubblico ad immergersi nella musica che diventa colonna sonora.

– Siamo giunti ai saluti.Prima di chiudere
vorremo sapere: avete in programma qualche imminente data italiana?
Se si, quando?
Stiamo preparando una serie di date live per promuovere l’album a partire dalla fine di novembre.
Tutte le info saranno disponibili a breve su Facebook.

– Grazie infinite per il vostro tempo, e in bocca al lupo per la vostra carriera.
A presto!

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