INTERVISTA: SOULFLY – Parliamo di Savages…


Cavalera_Conspiracy_@_McCallum_Park_(5_2_2012)_(6971313373)Una delle colonne del new metal ha recentemente diffuso la sua ultima fatica: Savages. Un album decisamente trash, ricco di collaborazioni interessanti e una new entry che porta una ventata di innovazione e potenza: Zyon Cavalera.
ATA è riuscito a rubare 10 minuti al chitarrista della band: Marc Rizzo.
Questo è quello che ne è uscito fuori.


Bene Marc, iniziamo l’intervista con una domanda introduttiva.
Qual è l’idea da cui siete partiti per la creazione di “Savages”?

Prima di varcare la soglia dello studio ci eravamo prefissati qualche punto generico. Volevamo creare un qualcosa che avesse un groove più insistente in modo tale da puntare di più sulla potenza, qualcosa che fosse incisivo e diretto senza dispersione di energie. Insomma, qualcosa che fosse intermedio alle nostre ultime due realizzazioni in cui abbiamo sperimentato parecchio.
Si tratta di un continuo evolversi, il normale flusso degli eventi. Non puoi fossilizzarti su qualcosa e ghettizzarti con le tue stesse mani.
Credo che l’arrivo di Zyon alla batteria sia stato utile in questi termini. Ha portato con sé un valore aggiunto di tecnica e flow rimpastando per bene la concezione “soulflyana” di groove.
Diciamo che in poche parole è questa l’idea che aleggia dietro “Savages”.


Personalmente descriverei questo album con due concetti: meno tribal e più metal. È corretto?

Beh non è sicuramente sbagliato. Diciamo che da quando Zyon è entrato nella band i Soulfly abbiano sviluppato un animo più ‘trash’. Le partecipazioni, inoltre, sono uno degli ingredienti fondamentali di questo nuovo composto.
Tuttavia rimaniamo fedeli a noi stessi, non abbiamo stravolto granchè. Le jam includono sempre le loro vene tribal.

Dunque ho tre nomi per te: Max Cavalera, Zyon Cavalera e Igor Cavalera. Sembra che “Savages” più che un album sia una sorta di riunione di famiglia: come nasce il rapporto con Zyon? Ma soprattutto: funziona?

Si certo, funziona eccome. Sai, Zyon ha inziato solo ora a suonare con noi ma in realtà è parte di questo gruppo da tempi non sospetti. Nella stragrande maggioranza dei tour che abbiamo fatto lui era sempre con noi nel backstage, è cresciuto in tour e in studio con i Soulfy perciò questa è più un’uscita allo scoperto che un nuovo arrivo. Il fatto che Max gli desse il permesso di seguirci in continuazione ha creato una sorta di background Soulfly nella sua mente, ha una conoscenza completa di quello che è stato il nostro percorso negli ultimi anni da ogni punto di vista.
Potrei riprendere il discorso su ciò che, tecnicamente, ha portato nel gruppo ma rischierei soltanto di ripetermi. Posso dirti che Zyon è stato una tessera importante per questo puzzle nonostante la giovane età.

Max, in una recente intervista, ha affermato che le chitarre di Savages siano molto “Led Zeppelin influenced”. Dato che tu sei il chitarrista volevo chiedere la conferma di ciò. Inoltre, a quali sfumature credi si riferisca?

Questo aspetto direi che, fondamentalmente, nasce nelle jam session precedenti la realizzazione dell’album. Come dicevo prima ci si evolve, è nella nostra natura.
Nelle ultime jam abbiamo sentito che questo groove poteva essere plasmato in maniera costruttiva. Nell’album ci sono un paio di arrangiamenti davvero fighi che sono nati nella spensieratezza delle jam pomeridiane.
Con ciò sono sicuro che Max intendesse, oltre la struttura dei pezzi e l’interpretazione di alcune fasi dell’album, la qualità e la matrice di buona parte degli assoli disseminati nella tracklist.
C’è sicuramente una contaminazione “rock” in Savages, nonostante le distorsioni e i groove rimandino ad un background trash. Ciò accade fondamentalmente perchè io sto maturando in questa direzione.
Si tratta di un’amalgama di molte cose sperimentali sfornata nel migliore dei modi. Negli anni con i Soulfly abbiamo capito molto di quello che significa reinterpretarsi musicalmente e ci rendiamo conto di quanto sia dura: questo album rappresenta la volontà di creare qualcosa di concretamente diverso.

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Dunque, a questo nuovo album hanno partecipato molti artisti, da Mitch Harris dei Napalm Death a Neil Fallon dei Clutch…

Si, diciamo che il discorso featuring si riallaccia alla risposta precedente. I ragazzi sono stati fantastici ed hanno veramente portato qualcosa di prezioso in Savages. Siamo felici che abbiano contribuito alla nostra nuova creazione, era proprio il tipo di collaborazione che ci serviva. Una scuderia di artisti con background ideali per la creazione di ciò che volevamo fare.

Parliamo della produzione. Questa delicata fase è stata gestita dal grande Terry Date, produttore di gruppi come Pantera, Limp Bizkit e Soundgarden. Com’è stato lavorare con un artista del genere?

Lavorare con Terry è stato eccezionale.
La storia musicale che ha alle spalle è una garanzia su tutti i fronti, sono un fan sfegatato di tutto ciò che ha prodotto perciò puoi immaginare il mio stato d’animo quando abbiamo saputo della notizia. Dentro lo studio ho passato diverso tempo a chiedergli curiosità tecniche riguardo ai lavori con le produzioni dei Pantera e dei Soundgarden.
Si tratta sicuramente di un produttore eccezionale, anche lui tassello fondamentale di questo nuovo mosaico.

Bene, siamo giunti alla conclusione. Prima dei saluti parliamo un attimo del tour promozionale. Avete in programma una tournée americana, dal Texas alla Florida. Che mi dici dell’Europa? E soprattutto: passerete dall’Italia?

Ovviamente vorremo venire anche in Europa, è un sacco di tempo che non atterriamo nel vecchio continente e il tour promozionale di Savages è senza dubbio un’ottima occasione per rimediare. Al momento, come hai appena detto, sosterremo un tour decisamente impegnativo ma l’Europa sarà la prerogativa dell’anno prossimo. Per l’Italia non so ancora, potrebbe essere una delle possibili date. Purtroppo è ancor presto per parlarne.

Bene Marc, abbiamo concluso.
Che dire, grazie della disponibilità!
A presto (si spera).

Grazie a voi. Buon proseguimento.

ATA

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