Intervista: Selvana, quando tutto nacque davanti ad una birra…


selvanaI Selvana sono una band che in un certo senso incarna il sogno americano: nati per gioco davanti ad una birra questi giovani ragazzi di Treviso stanno riscontrando una moltitudine di successi e consensi.
Dopo aver recensito il loro primissimo album “Wawadilla” li abbiamo raggiunti per un’intervista, di seguito potete vedere il risultato della nostra chiaccherata:
– Benvenuti su Therockblog cari Selvana, innanzitutto diteci due parole di voi.
Come è nata la band?
La band è nata in modo molto semplice: eravamo davanti ad una birra e qualcuno ha detto “Sarebbe bello mettere su un gruppo” e da lì è nato tutto.
La sfida che ci siamo dati fin da subito è stata quella di proporre pezzi nostri, che è una scelta difficile perché non c’è questo grande spazio per gli emergenti in Italia: né per farsi conoscere, né per suonare in giro, dato che in molti casi locali e manifestazioni preferiscono le cover band.
Ma non ci siamo lasciati scoraggiare, e prova ne è il fatto che siamo ancora qua dopo questi anni.

– Parliamo subito del nuovo disco intitolato “Wawadilla”.
Per voi si tratta del primo vero studio album in quanto – prima – avevate rilasciato solo qualche EP.
Com’è stato lavorare a un full length?
E’ stata un’ esperienza faticosa ma decisamente molto bella, anche grazie al sound engineer che ci ha seguito, Ivan Zora, senza il quale molto probabilmente l’album non sarebbe mai stato realizzato.
Oltre ad essere in gamba, Ivan, ha anche dimostrato una estrema disponibilità mettendoci completamente a nostro agio nel lavoro, tanto che da un lato ci è dispiaciuto avere finito di registrare.
La scelta di fare un full length è stata spinta anche dai nostri “fan”, con molti che ci chiedevano da tanto tempo “quando fate un vero album?”, e abbiamo deciso di accontentarli.
Finora ci sembra che abbiano apprezzato il lavoro, con molti feedback decisamente positivi, e la cosa non può che farci immensamente piacere.

– Noi di Therockblog.net abbiamo trovato in “Wawadilla” un lavoro davvero interessante e riuscito.
Ci è piaciuta soprattutto la parte suonata e la dedizione per le lyrics.
Come siete arrivati alla sua stesura?
Quali sono invece secondo voi i punti di forza del disco?
Sicuramente la parte suonata e le lyrics sono tra i principali punti di forza del disco.
Un altro merito dell’album, nel suo complesso, ci sembra sia quello di essere molto coinvolgente: le canzoni riescono ad essere contemporaneamente nel nostro stile ma anche ognuna con un carattere ben distinto, per cui è interessante ascoltare il cd dall’inizio alla fine.
Il disco comunque non è nato come “concept album”, in altre parole ogni canzone è stata scritta “autonomamente”, e poi abbiamo scelto di inserire nel cd quelle che ci sembravano funzionare meglio tra quelle che avevamo pronte.

wawadilla– Tutti i brani hanno il loro perché ma a nostro avviso qualcuno è una spanna sopra agli altri: “More Sleep” ad esempio ha un tiro incredibile e “I Won’t Pay You, Bud” è suonata da Dio.
Quali sono per voi i brani più riusciti?
E’ un po’ come chiedere ad una mamma qual’è il figlio preferito… ogni canzone nell’album ha per noi una sua storia che la rende speciale. Dovendo proprio citare delle canzoni, anche guardando il feedback dei nostri fan, oltre a quelle che hai citato tu, è doveroso citare “Sweat”, che ha una carica davvero notevole, e “The Weird Ones” che è un gran bel pezzo di hard rock.

– Parliamo ora della fase di scrittura: come operate?
Un’unica persona si occupa di tutto (testi, arrangiamenti…) o ognuno fa la sua parte?
C’è un leader?
Siamo una “vera” band, nel senso che collaboriamo tutti molto portando ognuno idee e spunti, rielaborandoli, tanto che spesso se ci chiedi chi ha avuto l’idea di qualche passaggio o riff, non sappiamo rispondere, perché è un processo estremamente collaborativo.
Spesso le idee musicali nascono improvvisando assieme in sala prove, e a volte viene fuori qualcosa che diventa il punto di partenza su cui nasce la canzone.

– Cambiamo discorso e parliamo dei vostri show dal vivo.
Come vi preparate prima di uno show?
Avete qualche rito o gesto scaramantico?
E quali sono i vostri futuri impegni in fase live?
Ciascuno di noi ha dei piccoli riti scaramantici e degli oggetti o indumenti portafortuna che ha spesso con sé nel live.
Intendiamoci, non siamo superstiziosi, ma aiuta a trovare la giusta concentrazione.
Il concerto è una festa però allo stesso tempo bisogna essere attenti e professionali nei preparativi, curando gli aspetti tecnici e semplificando al massimo il lavoro degli altri coinvolti nello spettacolo, a partire dal fonico.
Per quanto riguarda gli impegni live, nell’immediato stiamo facendo un piccolo tour locale di presentazione del cd, soprattutto passando da quei locali che hanno un po’ segnato la nostra storia come band. Stiamo pianificando una serie di live a raggio più ampio, a partire dalla prima metà del 2015.

– Il nostro tempo purtroppo è finito ma, prima di chiudere, vogliamo lasciarvi con una domanda provocatoria: che significato ha assunto la parola “Rock” negli ultimi tempi secondo voi?
E cosa significa nel vostro vocabolario?
In realtà è difficile dare una definizione di “Rock”, perché ha una serie di connotazioni complesse: è un tipo di musica, un atteggiamento, una cultura.
L’immagine che sintetizza il rock è sicuramente la famosissima scena di Easy Rider, con “Born To Be Wild” in sottofondo.
Se vogliamo trovare una sintesi, prendendo spunto anche da questa immagine, il rock è innanzi tutto libertà.
Non crediamo il significato cambiato poi tanto negli ultimi tempi, semplicemente forse è un po’ meno mainstream rispetto a dieci anni fa.
Ma il rock di per sé non è per forza mainstream, anzi.

,