Intervista: Quando debutto fa rima con successo


sluggishPer la serie “il primo album non si scorda mai”!
Dopo aver recensito il debutto dei nostrani Sluggish Tramps intitolato “El Peregrino” abbiamo raggiunto la band per fare quattro chiacchiere, ecco cosa ne è venuto fuori:
Benvenuti su Therockblog cari Sluggish Tramps, innanzitutto diteci due parole di voi.
Come è nata la band?
Questa purtroppo è sempre la domanda più difficile!
In realtà nemmeno noi sappiamo bene come siano nati gli Sluggish Tramps, visto che gli avvicendamenti nel corso del tempo sono stati veramente tantissimi.
In 5 anni abbiamo cambiato formazione almeno un paio di volte, passando da un numero di 7 persone ai 5 che siamo adesso.
E‘ stato un percorso travagliato e lungo che ha anche influenzato molto il nostro gusto musicale e il nostro modo di scrivere canzoni. Comunque gli Sluggish Tramps nascono nel 2010 e già da subito hanno tanta voglia di suonare e anche adesso nel 2015 e dopo un EP ed un album sono tanto curiosi di sapere cosa gli riserverà il futuro.

Parliamo subito del vostro album “El Peregrino”, che abbiamo da poco recensito e trovato interessante.
Per voi si tratta del primo e vero full length in quanto, in passato, avevate rilasciato solo l’EP “My Rage”.
Com’è stato lavorare a un full length?
E quali sono le differenze tra lavorare a un disco vero e proprio ad un EP?
Lavorare ad un full length è tutta un’altra storia!
La cura dei suoni, l’enorme pazienza nella registrazione e il perfezionismo nella scelta degli arrangiamenti sono soltanto alcune delle caratteristiche che devono essere presenti se si vuole intraprendere un progetto di questo tipo.
Per non parlare poi di tutto il tempo che si passa a riascoltare ogni singolo secondo di tutto quello che è stato prodotto.
Anche il fatto che abbiamo scelto di rivolgerci ad uno studio di registrazione (l’Urban Recording Studio di Perugia) denota un distacco da quelle che molto spesso sono le logiche usuali di realizzazione di un EP, abbandonare il “fai da te” e rivolgersi a professionisti non è mai semplice.
Diciamo che registrare un album è un po’ come riordinare il garage: dopo aver ammucchiato tanta roba insieme, è necessario che tutto trovi il suo posto, magari buttando via anche qualcosa che non serve più.
Fondamentalmente abbiamo passato più 5 mesi a rimettere in ordine il garage e ci è piaciuto davvero farlo.

Noi di Therockblog.net abbiamo trovato in “El Peregrino” un lavoro interessante e riuscito.
In particolare abbiamo gradito le numerose influenze presenti e l’alternanza dei testi tra inglese ed italiano.
Siete soddisfatti del vostro lavoro?
E quali erano i vostri obiettivi prima di scrivere l’album?
Premettiamo che per noi registrare l’album è stato un banco di prova molto importante: sia per dimostrarci che potevano fare un passo in più come gruppo, ovvero provare a proporci sul mercato “indie”, sia per chiudere un percorso che è durato quasi 5 anni.
Creare qualcosa di bello che potesse girare l’Italia e che fosse totalmente farina del nostro sacco.
Sinceramente all’inizio non sapevamo cosa aspettarci, ma ad oggi possiamo dire di essere soddisfatti, soprattutto perché piano piano riusciamo a trovare riscontri nelle persone che ascoltano il nostro lavoro.
Questa alla fine è veramente la cosa più bella e importante di tutte.
Per quanto riguarda la questione dei testi invece, abbiamo fatto di necessità virtù, visto che ci sono influenze derivanti da ognuno di noi. Dal momento che proveniamo tutti da esperienze musicali diverse, anche la scelta della lingua è stata “eterogenea”.
La naturalezza non è una cosa bellissima?

sluggish-trampsParlando un po’ dei brani abbiamo adorato “Spero in uno Sparo”, “Tell Me The Way”, “Vermi” e la strumentale “Supersonic”, mentre decisamente meno riuscite sono state “Portami Via” e “Gamberlove”.
Concordate con noi?
Quali sono per voi i pezzi che più vi sono piaciuti e rispecchiano l’anima Sluggish Tramps?
Ognuno dei brani rappresenta un pezzettino dei periodi che la band ha passato in questi 5 anni e quindi quasi tutti per noi sono significativi. Diciamo che ce n’è un po’ per tutti i gusti e proprio per questo quei più particolari potrebbero suonare strani.
Ad esempio “Gamberlove” è piaciuta un sacco a tanti, ma d’altronde l’ascolto di un album è tutto soggettivo e forse funziona più come canzone live.
“Supersonic” invece è stata una scommessa, all’inizio nemmeno doveva esserci nel lavoro.
Tuttavia “Spero in uno Sparo” (brano del quale, vi diamo questo scoop, presto uscirà un video) potrebbe essere quello che unisce gli Sluggish Tramps del passato del presente e del futuro.
Infatti quel suono funky a tratti grunge con ritornelli che hanno una bella “pacca”, come dicono i più sofisticati, ed in italiano potrebbe rappresentare la nostra scelta compositiva futura.

Cambiamo discorso e parliamo dei vostri show dal vivo.
Sappiamo che fin dagli anni siete molto attivi in fase live: avete infatti suonato di spalla a band del calibro dei Nobraino, senza inoltre dimenticare le presenze a importanti festival assieme a Lo Stato Sociale, i Cyborgs e i Bud Spencer Blues Explosion.
Volevamo quindi sapere:
Come vi preparate prima di uno show?
Avete qualche rito o gesto scaramantico?
E quali sono i vostri futuri impegni in fase live?
Di solito poco prima di un concerto ci raduniamo per concentrarci insieme e raccogliere le energie e la cattiveria da gettare sul palco. Il resto poi viene da sé, ma chiaramente è tutto il frutto di prove su prove su prove su prove.
Preparare un live non è assolutamente facile, è soprattutto inventarsi qualcosa che non sia già stato proposto da altri la parte più difficile.Per ora stiamo lavorando senza sosta per la stagione invernale con qualche chicca che potrebbe ancora concretizzarsi ad Agosto.

Il nostro tempo purtroppo sta per scadere ma, prima di chiudere, volevamo farvi una domanda sull’importanza dei social network nella musica moderna.
Pensate che strumenti come Facebook, Instagram e Spotify stiano ammazzando il movimento musicale o che siano degli speciali alleati per le band?
Dice il saggio: “Nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma”.
Chiaramente le band musicali si trovano continuamente a dover affrontare dei cambiamenti nei sistemi di comunicazione, basti pensare a quello che successe con l’avvento dei videoclip.
In questo caso il social network potrebbe rivelarsi un utile e rapido mezzo di contatto tra la band e i suoi fan, tutto sta nel sapersi adattare imparando ad usare al meglio e il più in fretta possibile tutti i “nuovi” mezzi che ci sono.
Allo stesso modo la facilità di accesso alla musica in tutte le sue forme sta diventando un ‘arma a doppio taglio, infatti in alcuni casi si tratta più una questione di sapersi vendere piuttosto che di una qualità effettiva. Però invece di fare polemica pensiamo che sia meglio lavorare sodo e non pensare agli altri.
E’ ovvio poi che chi non riesce ad adeguarsi potrebbe risultare svantaggiato ma non è detto che non riesca ad affermarsi in altre maniere. Un live bello figo se lo ricordano tutti, molto più di un post su Facebook.

Grazie per l’intervista e in bocca al lupo per il futuro.
Grazie mille a voi, è stato un piacere!

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