Intervista: One, two, three, four… Hubuse!


Dopo aver ascoltato l’EP “Hustle & Bustle” ci siamo detti: “Perché non scambiare quattro chiacchere con questi giovani rocker milanesi?”
Detto fatto… il nostro onnipresente Zerba ha così intervistato gli Hubuse, con il seguente risultato:

Benvenuti su Therockblog Hubuse, innanzitutto diteci 2 parole di voi.
Com’è nata la band?
Ciao, noi siamo gli HUBUSE, siamo una band milanese composta da Domenico “Mido” Russo (voce e chitarra), Pietro De Carlo “Mr.P” (basso e cori) e Claudio Ciaccia (batteria).
Le nostre strade si sono incrociate a cavallo tra il 2008 e 2009 quasi per caso.
La determinazione comune fu di formare una band che suonasse le mie composizioni.
Convinti della potenzialità di questi primi brani, ci siamo posti come primo obiettivo quello di conoscerci, sia umanamente come persone, scoprendo tante affinità caratterizzate da un background musicale molto simile (per intenderci: Nine Inch Nails, Queens Of The Stone Age, Pearl Jam e Nirvana), sia come musicisti, quindi arrangiando insieme le musiche e partecipando tutti attivamente alla fase di composizione vera e propria.
Questa é una nostra prerogativa fondamentale: ci riteniamo una band e crediamo fermamente nelle potenzialità di tutti piuttosto che del singolo artista compositore.

Parliamo subito di “Hustle & Bustle”, che abbiamo da poco recensito e che a parer nostro contiene dei buoni spunti.
Per voi rappresenta la primissima uscita discografica, potete raccontarci un po’ come avete vissuto la creazione di questo EP?
Raggiunto lo scopo primario di mettere in musica le nostre idee iniziali, abbiamo effettuato una prima registrazione “demo”, grazie alla quale ci siamo resi conto dell’importanza fondamentale di dare maggiore risalto al nostro sound e crearci un nostro stile caratteristico.
Da questo ascolto sono emerse due nostre peculiarità attuali: la scrittura di indole pop, a favore di un ritmo piuttosto semplice e diretto, ed una componente musicale ballabile ed orecchiabile non indifferente.
Per questa ragione è stato fondamentale nel percorso l’incontro successivo con il nostro attuale produttore Alberto Campi.
L’idea che abbiamo ritenuto vincente è stata quella di contaminare il nostro sound, grazie al suo preziosissimo supporto, con elementi di elettronica su strutture semplici ma efficaci, basate su ritmi veloci e dinamici.
Il tutto è stato poi racchiuso da una cornice caratterizzata da testi diretti ed essenziali, cantati in inglese proprio per sfruttare l’immediatezza e la sonorità della lingua.
In questo processo piuttosto lungo e faticoso, nel contempo anche molto discusso e lavorato, si è realizzata la nostra crescita più importante.
Il risultato è stato nel complesso un suono forte e di impatto.
L’EP è in uscita il 27 novembre e rappresenta per queste ragioni il punto di arrivo di questo nostro di lavoro.

“Hustle & Bustle” tuttavia so può considerare come un antipasto in quanto sappiamo che siete al lavoro sul disco vero e proprio.
Cosa ci puoi dire a riguardo?
Ad esempio quante canzoni potrebbe contenere, quali saranno i singoli da estrarre, quando uscirà…
Se avessi una sfera di cristallo ti risponderei più concretamente!
Devi sapere che una delle fondamenta sulle quali basiamo il nostro progetto è quella di porci davanti un obiettivo alla volta, misurabile e raggiungibile a breve temine.
Questo progetto esiste anche perché siamo sognatori ma quello del disco non è il prossimo step, ora siamo in fase “live”.
Siamo primariamente interessati a conoscere il nostro pubblico da vicino; abbiamo lanciato il nostro urlo iniziale ed ora desideriamo suonare per voi.
Il disco è in progetto perché, proprio durante la fase di crescita con Alberto, abbiamo scritto parecchie nuove canzoni e sono parecchie quelle che presto inizieremo a produrre dopo l’EP.
Godetevi gli HUBUSE in questa fase di esordio, molto presto avremo sicuramente il piacere di risentirci e parlare più dettagliatamente del futuro disco.

Nei vostri pezzi è presente una contaminazione elettronica: da chi avete preso questa particolarità?

E in senso generale, quali sono le vostre maggiori influenze?
Mi piace tutto quello che ruota attorno all’elettronica.
Adoro personalmente gli Underworld, i Rynocerose, i Royksopp ma anche tutto quello che oggi, grazie alla super diffusione musicale dovuta ad internet arriva facilmente alle nostre orecchie (da qui il nostro nome HUB-USE, utilizzo della centralina hub).
Chi ama la musica oggi ricerca molto tramite la rete, perché è cosciente del fatto che esistono numerose band electro-rock prodotte da etichette indipendenti molto interessanti e proprio questa ricercatezza appassiona l’ascoltatore.
Noi ci sentiamo parte di questo filone.
Tuttavia non ti nascondo che dentro siamo di formazione ed esperienza pregressa principalmente rock, anche di stampo meno recente.
Ed è questa la fusione sulla quale sperimentiamo la nostra essenza di musicisti live rock ma con ascolti e gusti anche molto elettronici e differenti.
Per queste ragioni nei nostri futuri live, ai quali mi auguro assisterete in molti, ci presenteremo in quattro, con la partecipazione di un bravissimo tastierista ai synth che si occuperà anche della gestione di un campionatore AKAI.
E’ questa la nostra strada attuale e sia il nostro produttore Alberto Campi, che la nostra stessa etichetta Beat Machine MGMT, sapientemente gestita da Luca Grasso, ne sono i nostri portavoce per eccellenza.

Parlando un po’ della fase compositiva, come operate in questo campo?

Questa è la nostra fase preferita e intendo dedicarti più tempo nel risponderti.
L’idea di partenza solitamente la portiamo io e Pietro.
In genere, se la proposta arriva da me, si tratta principalmente di una linea melodica piuttosto già definita in partenza ed è rarissimo che questa venga successivamente modificata.
Le nostre idee nascono su una musica che solitamente registriamo io e Pietro nel mio piccolo studio di casa e le portiamo alla band sotto forma di provino, con una struttura completa e già una base ritmica di basso ed un prearrangiamento di batteria e synth.
Se l’idea invece nasce direttamente da Pietro allora si tratta quasi sempre di un riff di basso o di chitarra.
In questo caso è lui a dare l’incipit che difficilmente, nello sviluppo del pezzo, sarà modificato.
Su quello scriverò la melodia della canzone e da qui…tornate al punto 1!
Una volta che abbiamo valutato l’idea vincente, la lavoriamo insieme nella nostra sala prove.
Qui diventiamo tutti e tre un vulcano esplosivo di idee: inizialmente suoniamo il brano nella sua struttura primordiale, cioè esattamente come proposto nel provino.
Quindi elaboriamo la base ritmica, e nello specifico sono Claudio e Pietro a condurre questa fase in prima linea, mentre contemporaneamente mi preoccupo di ascoltare il risultato generale.
Il mio ruolo è di assicurarmi che il tema melodico venga valorizzato come l’ho concepito e che il lavoro non tenda a portare troppo fuori dall’idea originale.
Pertanto, mentre Claudio suonando è particolarmente concentrato sul movimento di batteria e sullo stile con cui intende proporlo, Pietro studia questi passaggi che ascoltiamo, introducendo delle linee di basso intermedie, per unire le note di ogni accordo nell’armonia del brano.
Proprio sulla base di queste guiderà successivamente Claudio stesso, segnalandogli le sue proposte più interessanti.
Ed è a questo punto che entro in gioco esprimendo le mie preferenze a favore del tema di partenza.
Essere in tre a comporre è un grande vantaggio: nella possibile indecisione dei due il terzo determina la scelta finale di tutti.
Lo stesso provino lo invio per email a Jacopo, l’autore che collabora da tempo con noi nella scrittura dei nostri testi e che ritengo ormai un elemento insostituibile della band.
Gli fornisco il tema cantato in uno pseudo-inglese, fatto di diverse parole sconnesse ma tutte appartenenti al tema ed al titolo del brano.
Nella stessa email aggiungo una breve descrizione delle sensazioni provate durante la scrittura e di quanto desidero esprimere.
Lui riesce sempre a mettere in parole quello che riesco esprimere unicamente in musica.
Il nostro metodo compositivo si basa sulla coscienza del fatto che scrivere musica è molto bello ma è anche facile perdersi in mille idee e non svilupparne nessuna; ci si pone un parametro di partenza, quello stesso motore scatenante di tutta la canzone che se ci piace tale resta, ed è piuttosto tutto il resto che si muove come meglio crediamo in base anche…al nostro umore del momento, perché, come ho spiegato, è poi proprio su questo che ci ispiriamo di più come gruppo.
Questo è il valore aggiunto di essere tutti compositori negli HUBUSE.
Per concludere, una volta terminato questo processo “live” il brano passa alla fase di preproduzione “studio” condotta principalmente da me ed Alberto. Registriamo una presa diretta dei brani sulla quale elaboriamo il sound e definiamo gli arrangiamenti.
Se sono necessari dei cambiamenti, anche sulla struttura e non solo sugli strumenti, è in questa fase che ce ne possiamo rendere conto.
Li apportiamo incidendoli direttamente, li proviamo nuovamente tutti insieme in sala prove e, se funzionano bene come previsto in studio, finalmente incidiamo le tracce di ogni strumento per produrre definitivamente il brano.
Come vedi i nostri brani sono easy da ascoltare ma dietro a questa semplicità, proprio perché lavorando sul semplice si rischia di cadere facilmente nel

banale, ci sono una composizione ed una fase di produzione molto elaborate e svolte in maniera altamente professionale.

 

Cambiamo un attimo discorso e focalizziamo l’attenzione sugli show dal vivo:

innanzitutto come vi preparate prima di andare in scena?
Uhm…c’è una forte adrenalina pertanto diventiamo facilmente suscettibili, in sostanza, tenendoci molto alla performance live nessuno ci deve rompere le palle prima di entrare in scena, produttore compreso! Scherzi a parte, con tutta la nostra migliore sincerità ti confido che assieme gli HUBUSE non hanno molte esperienze live.
Sono stati fin’ora tre anni di crescita compositiva molto intensa e determinante; suonando brani inediti rivolti ad un pubblico principalmente più straniero che italiano, abbiamo optato di esibirci solo una volta che la band avesse raggiunto determinati requisiti richiesti per il progetto in corso. Questi requisiti attualmente sono stati pienamente raggiunti e proprio per questo quello che desideriamo ora più che mai è principalmente il palco.
Specialmente in quest’ultimo periodo ci siamo concentrati molto sulla preparazione della nostra performance live ma sia riguardo a questo che alle nostre idee di presentazione della band non vi diciamo nulla perché desideriamo davvero sia una sorpresa.
Già mi è scappato di dirvi che ci presenteremo in quattro…e questo l’abbiamo detto solo a voi!
Ecco quindi cosa dirò al nostro pubblico: ascoltate il nostro EP e venite a sentirci, vi promettiamo che non resterete per niente delusi!

Avete qualche rito, qualche gesto scaramantico?
E quali sono i vostri futuri programmi in fase live?

Nessun rito: One, two, three, four…e si suona!
Per quanto riguarda invece i nostri porgetti futuri faremo un mini-tour organizzato per tutta l’area milanese e hinterland, per allargarci pian piano un po’ in tutta la Lombardia ed il nord Italia.
Puntiamo per il momento a quei locali che essendo molto piccoli, hanno tuttavia uno spessore musicale piuttosto interessante, sia per selezione che per qualità nel tipo di proposte musicali offerte al pubblico.
Intendiamo avvicinarci al nostro pubblico scoprendolo passo per passo man mano che ci esibiamo.
Questo perché sappiamo che, per esperienza passata nei progetti precedenti di tutti, un conto è il target che normalmente ci si propone prima di incontrarlo, un altro conto invece è il pubblico che davvero poi si interessa e si appassiona al progetto propostogli dal vivo.
Non si può prevedere esattamente chi sarà il nostro vero spettatore ideale ed è il bello di tutto questo.
In questo contesto, un locale di piccole o di medie dimensioni, se dovutamente riempito di persone, rappresenta per noi il luogo ideale dove possiamo essere sicuri di non disperdere il contatto reciproco; in sostanza dobbiamo avere tutti sotto la nostra vista e tutti devono vederci bene sul palco, perché non desideriamo diventare un fenomeno che attira incondizionatamente la gente ma mostrare quello che siamo e cioè una band che suona con grinta e che sa sapientemente quello che sta proponendo.
Crediamo da sempre che è molto più realizzante essere seguiti da un pubblico anche piccolo ma fortemente costante e motivato piuttosto che troppo eterogeneo, ma completamente imprevedibile e quindi ingestibile.
Ci poniamo come professionisti all’interno di un progetto di musica rock alternativa semplice ma originale, che ha una base di produzione completamente indipendente e totalmente basata su costi a nostro completo carico.
Dobbiamo quindi sapere bene chi viene ai nostri live e contare su molte delle stesse persone per ogni successivo.
Mi rivolgo principalmente a tutti i nostri funs sul nostro facebook che ci stanno seguendo e che stanno attendendo con ansia questo nostro mini-tour (www.facebook.com/hubuse).

Siamo in fase di chiusura, volete fare qualche dedica?
Ciao mamma 😉 sono ironico ma non mi discosto neanche molto dalla realtà: dietro questo progetto c’è, per quel che mi riguarda, l’incoraggiamento della mia famiglia, mio fratello è un musicista di grande talento e quindi mi è impossibile non dedicare tutto questo specialmente a lui e a tutti loro. Contrariamente a quanto pensa la gente comune ma esattamente come i nostri funs sanno perfettamente, e per questo li adoriamo e li distinguiamo con enorme piacere dall’ascoltatore medio, portare avanti anche non professionalmente la passione della musica è difficilissimo, l’età avanza, il tempo per potersi dedicare e le possibilità di successo si riducono negli anni, bisogna fare la vita di tutti ma con la testa che guarda sempre avanti, da sognatori che concretizzano, come in un’impresa in proprio, qualcosa che materiale in effetti non sarà mai, perché è di musica che stiamo parlando e null’altro dev’essere all’infuori di questa.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=3A-82uu_us4&feature=youtu.be’]

,