Intervista: Nuova Divisione, il prog made in Italy che non ti aspetti


ndQuando si parla di prog o psychedelic i primi nomi che vengono in mente sono Dream Theater, Pink Floyd, Rush… nemmeno lontanamente verrebbe da pensare che qualche artista nostrano possa riuscire in un mondo tanto difficile.
Eppure qualcuno c’è e rispondono al nome di Nuova Divisione!
Così, in occasione dell’uscita del nuovo album “The Last Man in Europe”, abbiamo raggiunto la band per un’intervista:
– Benvenuti su Therockblog cari Nuova Divisione, innanzitutto diteci due parole di voi.
Come è nata la band?
Ciao a tutti!
Il nucleo originale della band si forma nel lontano 2008 d.C.
Tre quarti dei Nuova Divisione si sono conosciuti ai tempi del liceo, partecipando ad un progetto scolastico.
Un progetto musicale, chiaramente. Alla fine di quell’esperienza Daniele, Simone e Francesco decisero di creare una nuova band, affrancandosi da quanto ci fosse prima.
Nel 2011 arriva Alessandro in qualità di bassista e cantante.
E da quel momento l’interesse del gruppo comincia ad orientarsi maggiormente verso la composizione e l’arrangiamento di nuovo materiale. Tendenza che si concretizza con la realizzazione di Once Upon a Time (2012) prima e The Last Man in Europe (2014), poi.

– Parliamo subito del vostro nuovo concept album intitolato “The Last Man in Europe”.
Volete spiegarci bene di cosa tratta?
Alessandro: E’ difficile da spiegare bene.
Come ben dici l’album è un concept e presenta una tetrapartizione: c’è un lato letterario (un lungo testo in presa), un lato musicale (le 11 tracce), un lato lirico (i testi) ed un lato grafico (le illustrazioni, a cura del mitico Edgar Blake).
I quattro elementi si combinano in modo sinergico per raccontare qualcosa.
L’idea concettuale è stata mia.
Da tempo pensavo di realizzare qualcosa di totale, che riguardasse il Senso della Vita di ogni uomo di ogni parte del Mondo.
E ci ho provato, in sostanza, creando un personaggio, caratterizzandolo in modo quasi aleatorio, abbastanza destrutturato, ed immergendolo in una dimensione senza tempo.
O meglio, senza palesi punti di riferimento spazio-temporali.
Una sorta di Universo anacronistico dove si sovrappongono e si mischiano tutti i tempi e tutti gli spazi.
Dove si può trovare un dinosauro in perfetta salute psicofisica, il Taj Mahal, il Big Ben ed una macchina per il teletrasporto nel giro di due passi. Chiaramente questo strumento letterario (l’anacronismo) mira proprio a creare un background “assoluto”.
O meglio, all’inizio sembrerà un background irrazionale frutto di chissà quale abuso di quale sostanza psicotropa.
Ma poi la soluzione dovrebbe venire da sé.
Come per dire: “Signore e signori, la struggente parabola dell’Uomo di Ogni Tempo che vive il Mondo di Ogni Tempo”.
Un’allegoria, andando a sintetizzare il concetto.

– Siete soddisfatti del risultato?
Noi, che l’abbiamo recensito da poco, troviamo il vostro lavoro interessante e incredibilmente vario.
Inoltre si sentono moltissime influenze: Opeth, Bigelf, Haken, Jethro Tull, Dream Theater… sono solo alcuni gruppi da
cui – consciamente o inconsciamente – traete ispirazione.
Concordate con noi?
Siamo soddisfatti, assolutamente.
Siamo fieri dell’album, lo riteniamo molto valido.
Il fatto che sia vario, musicalmente parlando, è una conseguenza del fatto che il filo logico del concept attraversa varie fasi molto diverse l’una dall’altra.
Si va dalla crisi esistenziale, al patto con il diavolo, al miraggio, all’incubo, all’Apocalisse in stile S. Giovanni.
E tante altre cose.
Per quanto riguarda le influenze dobbiamo ammettere che le band che hai nominato non fanno esattamente parte dei nostri ascolti più assidui. Eccezion fatta per i Jethro Tull, probabilmente.
Ognuno di noi ha diverse influenze musicali, ascoltiamo e compriamo tonnellate di musica al giorno.
Probabilmente la musica che ci mette tutti d’accordo è quella dei Genesis.
Ad ogni modo ci fa piacere che vi abbiamo fatto pensare a gruppi che non ascoltiamo.
Ci fa molto piacere.

FRONTE– Tutti i brani ci sono più piaciuti ma una menzione speciale va alla suite finale, che a nostro avviso è quanto meglio avete
da offrire.
Come siete arrivate alla sua stesura?
E qual’è la canzone a cui siete più affezionati?
La suite fu il primo brano dell’album a vedere la luce.
E’ stata scritta nel 2012 ed il fatto che ci piacesse così tanto probabilmente è stato ciò che maggiormente ci ha spinti a farne un concept. Venivamo da tutt’altro stile, avevamo sempre quasi represso le nostre ambizioni strumentali fino a quel momento.
Fu una liberazione fare una cosa del genere.
La stesura fu molto divertente.
Sono tante piccole idee che messe insieme fanno qualcosa di più della loro semplice somma.
E’ bello lavorare ad un pezzo di un quarto d’ora.
Non devi preoccuparti delle strofe, dei ritornelli e del bridge.
Cioè puoi fare quello che vuoi, non hai fretta di concludere, puoi davvero divertirti come si deve.
Però devi anche stare attento a non diventare noioso e ripetitivo: devi piazzare i colpi di scena nei punti giusti.
Per quanto riguarda la canzone a cui siamo più affezionati, siamo in disputa da circa un anno.
Alessandro e Daniele pensano che A Creature of Reality sia la migliore.
Simone ha una predilezione per Stop Your Mind (è lui a cantarne la linea principale) e Francesco ha sempre votato per If You Want It.
Ma i pareri cambiano ogni venti secondi, siamo molto lunatici.

– Per quanto la fase di scrittura, come operate in fase compositiva?
Un’unica persona si occupa di tutto (testi, arrangiamenti…) o ognuno fa la sua parte?
C’è un leader?
Quest’album è stato scritto tutto da Alessandro.
Trattandosi di un concept era difficile lavorare in modo combinato alla composizione.
Il concept è un argomento delicato, chi lo scrive lo sente come se si trattasse di qualcosa di estremamente intimo.
Quasi di privato.
Gli abbiamo dato fiducia, perché era molto ispirato.
E non è stata una cattiva idea perché poi ne è uscito qualcosa di buono.
Dal punto di vista della leadership sarebbe impossibile stabilire una gerarchia nei Nuova Divisione.
Ognuno di noi ha una personalità ben sviluppata.
Siamo molto diversi singolarmente, a livello caratteriale.
Al contempo abbiamo tantissimi punti di contatto, però, che ci consentono di non litigare ogni venti secondi.
Quindi fondamentalmente ci bilanciamo.
Il leader dei Nuova Divisione sono i Nuova Divisione.

– Cambiamo discorso e parliamo dei vostri show dal vivo.
Come vi preparate prima di uno show?
Avete qualche rito o gesto scaramantico?
Prima di suonare siamo tipicamente tranquilli e sereni.
C’è da dire che ogni performance viene studiata e collaudata nei minimi dettagli in sala prove.
Siamo stacanovisti da questo punto di vista.
Maniaci del perfezionismo.
Questo ci consente di essere generalmente rilassati, perché consapevoli di ciò che sta per succedere e padroni della situazione.
Questo vale più di qualsiasi gesto scaramantico.
Nulla allontana le negatività quanto l’essere sereni e positivi.
E poi c’è il Segreto.
Prima di fare le prove, incidere o suonare dal vivo spesso sostiamo alla Fonte del Segreto.
Poche persone sanno di cosa si tratta, a dire la verità.
Per ora possiamo soltanto dire che si tratta qualcosa di strettamente connesso alla mistica cultura orientale.

– Il nostro tempo purtroppo è finito ma, prima di chiudere, vogliamo lasciarvi lo spazio per fare un saluto o una dedica.
Salutiamo chiunque stia leggendo questo articolo, chiunque abbia collaborato direttamente o indirettamente alla realizzazione di The Last Man in Europe, e salutiamo chiaramente voi di therockblog.net, ringraziandovi della bella chiacchierata.
Ciao!

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