Intervista ai Na Isna, quando Natura, Musica e Poesia si incontrano


na-isnaNatura, Armonia e Poesia: quando i Na Isna imbracciano i loro strumenti non si tratta più di semplice musica ma di un’esperienza che tocca le mille sfaccettature delle emozioni umane (e non solo).
Dopo aver recensito il loro primo e unico album “Un Dio Furioso” abbiamo raggiunto la band per un’intervista, ecco cosa ne è venuto fuori:
– Benvenuti su Therockblog cari Na Isna, innanzitutto diteci due parole di voi.
Come e dove nasce il vostro progetto musicale?
Bentrovati a voi, e grazie per l’accoglienza!
Il progetto Na Isna nasce nelle campagne che circondano Carpi, in provincia di Modena, in una stanza ristrutturata (ormai dieci anni fa) ad uso sala-prove grazie allo sforzo comune di alcuni amici e gruppi musicali.
Gli elementi del progetto sono Marco Na Isna Lodi (chitarre, voce), Enrico Mescoli (chitarre, piano, voce), Enrico Pasini (piano/keybs, tromba/fiati, cori), Luca Torreggiani (batteria/ritmi, cori) e Claudio Cilloni (basso).
In realtà proveniamo tutti e cinque da percorsi molto diversi, che qualche volta si sono incrociati e di cui certamente ognuno di noi ha portato qualche caratteristica in questa nuova alchimia che sono i Na Isna. Anagraficamente, invece, l’attuale formazione si è definita nel 2013 (pochi mesi prima di entrare in studio per creare “Un dio furioso”).

– Per la vostra band avete scelto un nome molto particolare e dal significato importante: Na Isna infatti sta a significare “che appartiene alle sue radici”, “che è destinato a lasciare un segno del suo passaggio”.
Potete spiegarci come siete arrivati a questa decisione?
E’ un nome usato nell’etnìa Balanta, che Marco si porta dietro dalla nascita, un lascito dei suoi genitori a ricordargli dove è stato concepito e perché è stato lì (in Guinea-Bissau, stato africano affacciato sull’Oceano Atlantico, confinante con Senegal e Guinea) e questa è una storia personale.
Ciò che conta, come giustamente si sottolineava, è il significato di questo nome, il fatto che abbiamo scelto di volerci presentare così: attaccati alle nostre radici, consapevoli che più a lungo le terremo in vita e più a lungo potremo crescere, imparare a gettare nuovi fiori e frutti, ramificare, evolverci.
Se il destino non esiste, allora diciamo che affrontiamo questo percorso con il sano intento di lasciare un segno in chi ci ascolterà.

– Parliamo ora del vostro album “Un Dio Furioso”, che abbiamo da poco recensito e che per voi si tratta del debutto discografico.
Com’è stato lavorare a un full length?
Si tratta di un debutto con questa formazione, ma ciascuno di noi aveva già provato l’esperienza in altri progetti, tempi e modi.
Tuttavia è stata la prima volta (per tutti) in cui ci si è messi in gioco in maniera orchestrata, con una doppia co-produzione artistica davvero fertile e vissuta con entusiasmo (sia con Andrea Franchi, cantautore e collaboratore storico di Paolo Benvegnù, che con Federico Truzzi, musicista e autore, oltre che tecnico del suono).
Ci siamo potuti inoltrare in una specie di “mondo parallelo” – anche grazie alla sensibilità di Federico – e lì abbiamo aperto tutte le “porte”: le nostre, le sue, quelle di un ispirato Andrea.
Anche i momenti difficili sono stati tali solo in virtù di scrupoli creativi, posti sempre nel nome di una ricerca che ci ha coinvolto ed appassionato profondamente.
Speriamo di ripetere l’esperienza!

un-dio-furioso– Noi di Therockblog.net abbiamo trovato in “Un Dio Furioso” un lavoro incredibilmente bello.
Sebbene siamo orientati verso un sound rock ci è stato impossibile rimanere indifferenti di fronte la qualità del vostro lavoro, per il quale vi vogliamo fare i complimenti.
Siete soddisfatti di quanto avete prodotto?
E quali erano i vostri obiettivi prima di scrivere l’album?
Intanto vi ringraziamo per i tanti complimenti, ci fanno ancora più piacere proprio perché siamo convinti di aver messo tutti noi stessi nella realizzazione di “Un dio furioso”.
Siamo partiti da un cassetto pieno di materiale che avremmo voluto incidere, abbiamo scelto dieci brani che ci rappresentassero e che comunicassero nel modo più sincero i messaggi che ci premeva passare.
L’obiettivo principale era costruire qualcosa che potesse durare nel tempo (senza invecchiare) e che fosse chiaramente distinguibile.
Ai posteri l’ardua sentenza, si dice!

– In “Un Dio Furioso” ha poco senso parlare di pezzi belli o pezzi brutti, perché tutte le canzoni andrebbero ascoltate e considerate come un unico manifesto musicale. Tuttavia vogliamo fare una menzione speciale per “Stri-Stri”, la quarta traccia che più di tutte spicca per la sua bellezza.
Siete d’accordo con noi?
E quali sono per voi i migliori brani?
A questa domanda non sapremmo rispondere.
“Stri-stri” è una parte fondamentale del disco, una ‘trave portante’, non solo perché esprime bene l’equazione “dio furioso = natura” ma anche perché rappresenta il genere di lavoro che c’è dietro alla nostra ricerca.
Leggere la poesia originale di Andrea Zanzotto per credere (e comprendere).
Non a caso è stata la canzone di cui abbiamo voluto fare il primo videoclip.
Però non ce la sentiamo di eleggere alcun brano a “preferito” o “migliore”, perché, come osservavate, li viviamo tutti come un unicum complesso ed interconnesso.
In alcuni casi abbiamo anche cercato di renderlo evidente (come tra “Neri mai” e “Un attimo”).

– Un altro punto di forza sono sicuramente i testi, sempre ispirati e ricercati.
Spesso ci è parso di cogliere ripetuti riferimenti al mondo della natura, abbiamo colto giusto?
E poi, ancora, vorremmo sapere come operate in studio per quanto riguardo lyrics e arrangiamenti.
In primis, tra i messaggi che volevamo passare, c’è proprio l’accorata richiesta a prestare più cura all’ambiente in cui viviamo, a trattarlo come se fosse l’unico “dio” di cui temere il giudizio, come Umanità.
Detto questo, tutto il disco vorrebbe essere un viaggio alle nostre radici, sia quando ci si misuri nella rilettura di alcuni giganti della poesia (Arthur Rimbaud, Dylan Thomas, Andrea Zanzotto), nella convinzione che si debbano conoscere e diffondere, sia quando si affrontino temi come la storia o la guerra.
Sul metodo di lavoro, invece, possiamo dire che cerchiamo sempre di lavorare come squadra: anche quando un brano può sembrare completo in una versione “chitarra e voce”, cerchiamo di mettere sul tavolo tutte le idee che abbiamo a proposito – incluse quelle che rischiano di rivoltarlo come un calzino, da un punto di vista strutturale o di arrangiamento.
Nel caso di “Un dio furioso”, poi, alcune decisioni le abbiamo prese solo in studio, dove è subentrata anche la co-produzione artistica di Andrea Franchi e Federico Truzzi, che non ci stancheremo mai di ringraziare.

– Cambiamo discorso e parliamo dei vostri show dal vivo.
Sappiamo che siete molto attivi in chiave live e che state promuovendo “Un Dio Furioso”
Vogliamo quindi sapere: Come vi preparate prima di uno show? Avete qualche rito o gesto scaramantico?
E quali sono i vostri futuri impegni in fase live?
Per quanto riguarda la preparazione in sala-prove, cerchiamo di ritagliarci quanto più tempo possibile per riuscire a trovarci e mantenere l’affiatamento, che è la cosa più importante.
Nei momenti che precedono l’esibizione, invece, non seguiamo nessuna particolare procedura rituale, no.
Cerchiamo di rilassarci per entrare nel miglior modo possibile nei vari “mondi” che di lì a poco andremo a raccontare, o magari ci ritagliamo un momento di leggerezza per spezzare un’eventuale tensione e fare gruppo.
Domenica 26 aprile saremo ospiti, per il secondo anno consecutivo, di “Resistenti”, un festival dedicato alla Liberazione, organizzato a Spilamberto (Mo) dall’associazione Friction – che da sempre sostiene le realtà emergenti e si sforza di costruire “ponti” e sinergie attive.
L’impegno successivo è previsto per il 28 maggio, allo Stones Café di Vignola (Mo), dove andiamo per la prima volta.
Ci stiamo organizzando in questi giorni per l’estate, speriamo di avere presto nuove date da promuovere!

– Il nostro tempo purtroppo è finito ma, prima di chiudere, vogliamo lasciarvi lo spazio per fare un saluto o una dedica.
Grazie per lo spazio e l’attenzione che ci avete dedicato, oltre che per la stima.
Speriamo sia l’inizio di una bella amicizia!
Ne approfittiamo per ringraziare chi ci sostiene – specialmente quelli che nei concerti vediamo cantare a memoria tutti i nostri pezzi – e chi ci ha permesso di realizzare “Un dio furioso” e tutto quello che ne è seguito, in particolare: il coro di “Un attimo” e “Un flusso” (composto da amici musicisti e cantautori davvero speciali), Daniele Rossi (per il violoncello), Roberto Priori (per il mastering), Marino Neri (per le grafiche), Angela Tugnetti (per le fotografie), Elisa Balugani, Ciro Sackie, Greta Gibellini (tutti e tre per le coreografie e l’interpretazione), Sara Pivetti, Bianca Serena Truzzi (entrambe per il loro contributo artistico alla realizzazione di un nuovo videoclip, prossimamente in uscita), e tutti i responsabili delle programmazioni di festival, i gestori di locali o le attività che hanno permesso la promozione di questo lavoro discografico.

– Grazie per l’intervista e in bocca al lupo per il futuro.
Ma grazie a voi!
E crepi, il lupo!! (si fa per dire! in realtà noi, al lupo, gli vogliamo molto bene!)

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