Intervista: Misconduct, punk made in Sweden



Magari pochi di voi li conoscono ma i Misconduct rappresentano una grande realtà dell’hardcore punk svedese.
In occasione dell’uscita del nuovo album “Blood On Our Hands” abbiamo avuto la fortuna di scambiarci due chiacchere, il tutto racchiuso nella seguente intervista del nostro collaboratore ATA: 

Dunque Fred, addentrandosi nella vostra discografia si notano differenze rilevanti fra l’inizio del vostro percorso e gli ultimi anni.
Mi verrebbe quasi da dire che la vostra storia musicale possa essere riassunta in due periodi distinti, il secondo dei quali inizia con il penultimo album “One Step Closer”, album davvero interessante peraltro.

Sbaglio se dico questo?
Sinceramente credo che sia una questione assolutamente personale, il fatto di distinguere due periodi separati all’interno del nostro processo artistico è pura soggettività, ognuno percepisce gli album a modo suo.
Dal mio punto di vista c’è stata un’evoluzione graduata: man mano che continui sulla tua strada non puoi che migliorare, diventi un compositore più esperto ogni singola nota che appunti: ti metti in gioco e sfidi te stesso.
Ad ogni modo se vi è stata una costante in questo lungo processo è stato sicuramente il fatto di rimanere fedeli alla nostra linea, non abbiamo mai stravolto nulla e abbiamo sempre cercato di fare musica che, fondamentalmente, ci facesse divertire come matti: il giudizio degli altri conta ma fino ad un certo punto.
Capisci cosa intendo?
Ovviamente non vogliamo che il pubblico perda entusiasmo, il supporto è essenziale ed esso stesso è parte integrante dell’intero progetto.
La formula classica che seguiamo, ad ogni modo, è divertirci; in realtà si tratta di un concetto molto semplice, non vorrei scadere nella retorica più melensa ma bisogna seguire davvero il proprio cuore – fai solo ciò che ami fare.
Misconduct significa proprio questo: (testualmente) “follow your heart, stay true to yourself”.
Secondo il mio punto di vista, specie in questo genere musicale, è tutto un continuo evolversi.
Ti porto un esempio: una ventina d’anni fa, per me, l’hardcore era rappresentato da gruppi come Pennywise, Bad Religion, Minor Threat.
Oggi se chiedi ad un hardcore kid di citare un paio di band hardcore non ti risponderà mai “Minor Threat”.
E’ tutto in continua evoluzione.
Se proprio fossi costretto a fare una classificazione direi che la prima fase “Misconduct” inizia, ovviamente, con la nascita stessa del gruppo nel ’95. All’epoca eravamo al liceo e registravamo EP con pezzi della durata di 1 minuto: roba davvero old school, uno stile veloce e schietto.
Avevamo EP formati da dieci pezzi con una durata totale di tredici minuti.
Lo stesso valeva per i live: in una serata suonavamo quindici minuti eseguendo una dozzina di pezzi.
Tutto ciò, che possiamo definire “periodo sperimentale”, termina nel 2002.
Si trattava degli inizi e come sai ogni gruppo prova diverse strade con il preciso fine di trovare la propria vera identità: non la puoi trovare a tavolino, devi continuare a suonare finchè non senti di calzarla bene.
Il secondo periodo inizia con l’EP “New Beginning”, la prima realizzazione uscita con la “Side by Side REC” ossia la mia etichetta, dove si concentra roba più melodica e ponderata.

Parliamo del vostro ultimo lavoro: “Blood On Our Hands”.
C’è stato un ritardo nella pubblicazione giusto?
Purtroppo si.
Il nostro obiettivo era quello di partire con l’album nel 2011, alla fine del fantastico tour per la promozione di “One Step Closer”.
Purtroppo, lo stesso, è terminato a Novembre 2011, così abbiamo iniziato a lavorare a “Blood On Our Hands” solo nei primi mesi del 2012.
Sfortunatamente, nella primavera dello stesso anno, il nostro batterista si è infortunato alla caviglia e così abbiamo dovuto rimandare l’intero progetto. Non sapevamo per quanto tempo sarebbe stato impossibilitato a suonare e perciò ritardavamo anche con la stessa prenotazione; non è divertente registrare con un batterista senza piede!
Questa snervante attesa ha trovato sfogo nella mia vena creativa: ascoltavo tutto ciò che avevamo deciso di portare in studio e mi sono reso conto che si poteva fare di meglio.
Così, delle dieci tracce, ho tenuto le due migliori e mi sono messo a riscriverne altre dieci più una traccia extra-album.
Parte del ritardo è dovuta anche alla drammatica notizia che ci ha travolti non molto tempo fa: avevamo firmato da poco con la Strength Rec., etichetta gestita da Paul Gregor e Roger Miret (Agnostic Front), ma a Febbraio ci è stato comunicato che lo stesso Paul era venuto a mancare a causa di un grave problema cardiaco.
E’ stata una notizia scioccante, non potevamo crederci: si trattava di uno dei ragazzi più dinamici e forti che avessi mai conosciuto e il fatto che fosse morto per un problema del genere a quell’età mi faceva impazzire.
Per questo motivo abbiamo deciso di postporre l’uscita del primo video estratto dall’album e modificare qualcosa per rendere omaggio a al nostro Paul. Così è stato: il video di “Ready to Go” orbita attorno al concetto di vivere ogni istante al massimo con estrema positività e sempre al fianco di chi ci rispetta e di chi ci merita, rimanere coesi e fare in modo che nulla scalfisca tutto ciò.
E’ una sorta di inno alla fratellanza come si può vedere dalle immagini girate.
Insomma, fra un motivo e l’altro Roger e i manager della Strength Rec. hanno deciso di far uscire l’album il 13 Settembre worldwide.

“Blood On Our Hands” – da cosa deriva questo titolo?
C’entra qualcosa con le tematiche espresse nel singolo “Solution”?
Dunque il titolo trae ispirazione dalla traccia “Blood On My Hands”, un duetto a cui ha partecipato lo stesso Roger, ma ad ogni modo, proprio come hai detto tu, l’album è un concept che orbita attorno al messaggio espresso a caratteri cubitali nel testo di “Solution”.
Sin da ragazzino sono stato molto legato a questo genere di tematiche: come si può fare a migliorare la condizione di vita in cui siamo, come progredire ma soprattutto come evitare di distruggere il nostro pianeta, capisci cosa intendo?
Sicuramente non succederà oggi, nemmeno domani: noi, comunque vada, dobbiamo essere abbastanza lungimiranti da guardare al futuro, dobbiamo smetterla di rimanere ingabbiati nell’egoismo dell’istante in cui viviamo.
Chi c**zo ci dà il diritto di distruggere ciò che domani sarà di mio figlio o di mio nipote?!
Bisogna iniziare a rendersi conto che anche il più piccolo passo può fare la differenza, i piccoli accorgimenti contano: un muro, come dico sempre, è formato da tanti piccoli mattoncini.
Personalmente mi rendo conto di essere molto fortunato a vivere in un paese benestante come la Svezia ma mi rendo perfettamente conto che milioni di famiglie non godono degli stessi privilegi a cui faccio riferimento io: ciò carica di responsabilità la mia posizione, me ne rendo conto. Purtroppo è molto facile dare tutto per scontato.


Tutto sta nel capire che la maggior parte delle volte basterebbe ragionare una manciata di secondi su quello che facciamo: se un milione di persone capisce l’utilità di buttare una lattina nell’apposito contenitore e pondera sulla semplicità di questo gesto allora si può pensare di progredire verso un futuro migliore.
Bisogna capire quanto in realtà è semplice e utile allo stesso tempo fare questo gesto.

Bene, parliamo un po’ della vostra fase compositiva: solitamente come nasce una traccia?
Quali sono i primi step?
Vorrei che estendessi il discorso anche agli altri due singoli “Ready to Go” e “Never Going Down”.
Personalmente è difficile spiegare come funziona la fase compositiva.
Dipende molto dai casi ma spesso melodia e parole appaiono insieme.
Come avrai già sentito dire per bocca di altri capita di alzarsi alle 3 del mattino con un riff in testa e registrarlo con qualsiasi mezzo: dal semplice cellulare al multitraccia.
La scorsa settimana ad esempio mi sono alzato attorno a quell’ora, dovevo scrivere un arrangiamento che ero riuscito a completare mentalmente ho fatto le scale in silenzio per non svegliare la mia ragazza e mi sono infilato come un ladro nello studio insonorizzato al piano di sopra, insomma: capita di tutto, si tratta di saper cogliere l’attimo – qualsiasi piccolo riff può avere alte potenzialità, è bene perciò non farlo scappare! (ride)
Ovviamente per quanto riguarda questo processo è necessario avere continui stimoli e motivazioni: in “Ready to Go” è nato tutto dall’energia che mi trasmette ogni volta il backstage.
Prima di un concerto c’è sempre un’incredibile scarica di adrenalina che mi rende impaziente di salire sul palco: il pubblico che ti incita, il fatto di rivedere spesso facce conosciute o persone mai viste che si sgolano dietro a cori che sono stati scritti di tuo pugno – tutto questo mi eccita incredibilmente, è come una droga, non riesco ad equipararlo a nient’altro.
Tornare in tour, poi, è come ritornare dalla propria famiglia alla fine di un lungo viaggio: riconosci i volti nella folla e questo è sicuramente un motivo in più che ci spinge a continuare.
Il terzo singolo estratto dall’album, “Never Going Down”, ha assunto un significato particolare invece.
Spesso ai concerti la gente ci chiede di suonare “No Boundaries”, un pezzo che è diventato una sorta di simbolo che ci contraddistingue, beh ad essere sincero questa nuova traccia è diventata una seconda “No Boundaries”, sia per la musicalità che per il forte messaggio riassunto nel testo.
Comunque ritornando al discorso iniziale direi che, spesso, cerco prima una linea vocale su cui poi lavorare con la chitarra, ma si tratta semplicemente del mio stile, non è assolutamente una regola.
Non mi vedo assolutamente come chitarrista, mi piace vedermi come un semplice ‘songwriter’ anche per il fatto di aver iniziato a comporre ben prima di avere qualcosa che assomigliasse ad una band.
Solo negli ultimi anni mi sono avvicinato agli altri strumenti, tutto per fare in modo di avere una cultura musicale più completa e riuscire a concepire meglio le canzoni nel processo di ‘songwriting’.

La traccia “Solution”, pezzo eccezionale lasciatelo dire, porta avanti un messaggio molto importante, hai già spiegato tutto precedentemente, la mia domanda è: credi che l’hardcore e il punk in generale mantengano sempre il loro ruolo storico di ‘comunicatori sociali’ o credi invece che molte band stiano perdendo smalto per via di una possibile ‘commercializzazione’ in ambito discografico?
Beh ATA, credo che in generale la scena punk continui a fare il suo dovere, ognuno sceglie il messaggio che preferisce portare avanti ma direi che in linea di massima tutto scorra liscio.
I nostri amici Rise Against per esempio, nonostante il successo planetario riscontrato negli ultimi anni, continuano ad essere fedeli a loro stessi.
I testi duri e crudi ci sono sempre, le critiche non mancano, eppure il loro pubblico è tanto folto quanto quello di una pop band di buon livello.
Credo che sia giusto rendere merito a loro di ciò, credo che la scena sia ancora viva e continui ad essere la voce della società “emarginata” dal solito teatrino.
Sono fermamente convinto del fatto che la popolarità non sia affatto un segnale di commercializzazione della band: si tratta semplicemente di riuscire a portare più gente ai concerti; evidentemente loro sanno coinvolgere il pubblico in maniera più efficace di altre band.
Ovviamente capita di trovare gruppi il cui successo ne ha totalmente stravolto i valori con cui avevano iniziato, ma sono semplicemente casi. Se uno resta fedele a se stesso e riesce a toccare più gente di quanto non faccia normalmente una qualsiasi band punk non vedo perchè debba essere tacciato dalla folla di essersi sputtanato.

In conclusione, che tour sono previsti per la pubblicazione di questo album?
Avete già tutte le date o ci state ancora lavorando?
Dunque, a dirla tutta l’album e le disavventure ci hanno totalmente assorbiti negli ultimi tempi perciò il tour è ancora per metà incompleto, recentemente abbiamo suonato parecchio fuori dalla Scandinavia perciò ci piacerebbe fare un po’ di date qui in Svezia per cominciare come si deve.
Il tour Europeo inizierà non prima di metà Ottobre.
Non avendo ancora tutte le date non saprei dirti qualcosa con precisione, sicuramente il tour principale, con il quale ci sposteremo anche oltre oceano, inizierà con la prossima primavera.

Che dire, grazie di tutto Fredrik!
Spero di vedervi il prima possibile in Italia con l’uscita di questa bomba d’album. Magari a Varazze allo ‘Spring Classic’ 2014!
Sarebbe spettacolare.
Oh sarebbe meraviglioso!
Adoriamo l’Italia e poter suonare per voi ci riempirebbe davvero di gioia.
Grazie a te ATA, ottimo lavoro! Buon proseguimento
Ciao Italia!

ATA

 

 

 

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