Intervista: Funkin’ Donuts, il funk come non lo avete mai sentito


Sporchi, attraenti e liberi: è possibile avere un gruppo italiano con queste caratteristiche?
Ve lo diciamo noi, assolutamente si!
Dopo aver recensito con molto piacere il nuovo EP “Funk Tasty Ko” (EP) abbiamo raggiunto i Funkin’ Donuts per un’intervista.
Il risultato?
Di seguito…
– Benvenuti su Therockblog cari Funkin’ Donuts, innanzitutto diteci due parole di voi.
Come è nata la band?
Amici di TheRockBlog, permetteteci, prima di dire qualsiasi cosa, di salutare voi, di ringraziarvi per il vostro lavoro e di dirvi che è veramente un’emozione vedere la copertina del nostro EP laddove siamo abituati a leggere notizie di altri gruppi.
Quindi, grazie a voi.
Terminata la parentesi da “lecchini”, parliamo di noi.
I Funkin’ Donuts sono nati dall’incontro tra Simone e Tommaso, rispettivamente chitarrista e bassista.
Un precedente gruppo di cui faceva parte Tommaso si era messo a registrare alcune canzoni e aveva deciso di rivolgersi a Simone che già da un po’ di tempo aveva messo su un suo studio di registrazione privato.
Durante queste registrazioni i due hanno scoperto di condividere la passione per il Funk Rock, in particolare per gruppi come Red Hot Chili Peppers e Rage Against The Machine.
A quel punto è stato reclutato Flavio come cantante e, dopo alcuni cambi di formazione, si è giunti a trovare in Lorenzo il batterista definitivo.
Sia Flavio che Lorenzo erano due vecchie conoscenze musicali di Tommaso.

– Parliamo subito del vostro debutto intitolato “Funk Tasty Ko”.
Quello che più ci ha colpito è la libertà e spensieratezza che trasuda: ascoltandolo ci siamo veramente divertiti.
Siete soddisfatti del vostro lavoro?
E quali erano i vostri obiettivi prima di scrivere l’album?
Anche in questo caso, innanzi tutto grazie.
Musica e divertimento sono due concetti inscindibili, e il fatto che questo venga riconosciuto nelle nostre canzoni ci gratifica enormemente.
La musica è per definizione divertimento, gioia di vivere, e chiunque abbia partecipato ad una festa, anche una terribile, sa che per divertirsi serve della musica.
Quindi di nuovo, non si può pensare alla musica senza pensare di divertirsi.
Detto questo non si può dire che non siamo soddisfatti del nostro lavoro, se non altro perché è il nostro primo e questo è già di per sè qualcosa di molto bello.
Abbiamo ricevuto tante opinioni, molte buone, alcune ottime, alcune parziali e solo poche negative.
Una critica che ci è stata fatta riguardava la qualità della registrazione, che è parte integrante della riuscita di un album, ma essendo un EP completamente autoprodotto (e per completamente intendiamo proprio che la strumentazione è stata tutta comprata ed usata da Simone), direi che possiamo ritenerci assolutamente soddisfatti.
Non neghiamo che la qualità della registrazione sia un po’ inferiore a quella di Blood Sugar Sex Magik (ma giusto un po’), però per ora ci va bene così.
Per quanto riguarda gli obiettivi, quello che più volevamo inizialmente era avere qualcosa di oggettivo, qualcosa che fosse scritto nero su bianco e che potesse essere un nostro biglietto da visita per i nostri amici, per quelli che non ci conoscevano e per i locali in cui avremmo voluto suonare.
In questo senso abbiamo avuto una certa “fretta” nel registrare questo EP, poiché era tanta la voglia di averlo pronto, per questo abbiamo deciso di produrre qualcosa di più contenuto con solo quattro tracce.

– Dei 4 brani presenti uno è in lingua inglese.
C’è un motivo particolare per questa scelta?
Dunque su J.B. siamo costretti a sfatare un mito.
Il brano non è in inglese!
Come dice il titolo, l’intera canzone è un omaggio a James Brown e così si è deciso che non poteva essere cantata in italiano.
Allo stesso tempo però eravamo abbastanza contrari a cantare in inglese, una lingua sicuramente molto musicale ma che tuttavia non ci appartiene.
Per questo motivo Flavio si è messo a improvvisare sulla musica ed è venuto fuori un cantato fatto di parole inventate, un po’ stile Lucio Dalla in “Lunedì Cinema” se vogliamo!

– Facendo un giro sulla vostra pagina Facebook o sul vostro canale Youtube si nota una band affiatata, che sembra non prendersi troppo sul serio allontanandosi dai canoni moderni che vorrebbero un’estrema professionalità.
Siete d’accordo su questo?
E quali sono i vostri scopi nella musica?
Una cosa che sicuramente accomuna tutti e quattro è il prendersi molto poco sul serio.
Sarebbe impossibile il contrario visto che non passa un attimo in sala prove o quando ci si vede la sera, senza che uno dei quattro non prenda in giro l’altro, senza che ci si prenda gioco l’uno dell’altro.
Tornando al discorso del divertimento di cui si parlava poco prima, troviamo un po’ in contrasto l’idea di divertirsi con quella di essere seri. Forse ogni tanto abbiamo rischiato più spesso di scadere nell’opposto, ovvero di essere un po’ ridicoli, ma d’altronde fa anche questo parte di un percorso di crescita che stiamo intraprendendo.
Una cosa che aiuta a non prendersi troppo sul serio è che per noi tutti la musica è un bellissimo, meraviglioso hobby.
Nessuno di noi ha la fissazione di diventare una star musicale, abbiamo tutti carriere universitarie e lavorative avviate che si scontrerebbero con questo, quindi prendiamo il mondo musicale come un mondo bellissimo, divertente, stimolante, ma nulla da cui dipenda la nostra vita presente e futura.

– Siete molto attivi anche dal vivo: come vi preparate prima di uno show?
Avete qualche rito o gesto scaramantico?
E quali sono i vostri futuri impegni in fase live?
A costo di far arrabbiare il buon Flavio, ci sembra giusto dichiarare che una buona parte del tempo precedente il concerto la passiamo a tranquillizzarlo visto che, essendo il frontman del gruppo, è soggetto a una carica psicologica non indifferente.
A onor di cronaca però è migliorato molto negli ultimi tempi.
Scherzi a parte, siamo generalmente molto sereni quando saliamo sul palco.
Nessuno si sente sotto esame, nessuno teme terribili figuracce, quindi nessuno sente la necessità di fare grossi preparativi.
L’unica cosa che facciamo sempre, è quella di distribuire ciambelle glassate a tutti gli spettatori, in onore della marca di Donuts a cui abbiamo storpiato il nome, ma questo non è un vero e proprio gesto scaramantico, è più che altro un arruffianamento.
Per ora non abbiamo grossi progetti se non quello di portare dal vivo i nostri pezzi il più possibile e in più posti possibile.

– Il nostro tempo purtroppo è finito.
Prima di chiudere vogliamo lasciarvi uno spazio libero per una dedica, un pensiero o un saluto particolare.
Cerchiamo di non scadere nel banale e chiudiamo solo con un saluto a tutti i nostri amici e ai lettori di TheRockBlog.net.
Funk on!