Intervista: Faida, da Venezia con Furore


Energia, rabbia, voglia di urlare i propri ideali: questi sono i Faida, questo è quello che si trova nel loro album “Armed Music Against The Master Control Program”.
In esclusiva per i nostri fedeli utenti abbiamo oggi ai microfoni di Therockblog Giuliano Da Re:

Benvenuto su Therockblog caro Giuliano, innanzitutto dimmi 2 parole a proposito dei Faida. 
Come è nata la band?

Giuliano Da Re: Prima di cominciare vorrei ringraziare la crew di therockblog.net e in particolare Stefano per il supporto che ci concede… Stay strong! Be Faida!
I Faida decidono di dare corso al loro progetto nel 2006, la stessa geografia, la stessa passione e le stesse idee; la stessa forte ed esplosiva rabbia repressa destinata ad irrompere. Noi riteniamo che i Faida siano lo sfogo.

Mattio Da Lio: Poco più di cinque anni fa ero “musicalmente disoccupato” e non sentivo altro che il sano bisogno di far della “MUSICA” con membri dei quali ho sempre avuto una grande stima, sia come musicanti che come persone; per quanto mi riguarda… beh… a me è arrivata una telefonata nel pieno della notte che recitava più o meno così :- ” Ciao Mattia?!! Sono Numa, vuoi essere il bassista di una grande band in pieno stile DOWNSET ma di ideali aggiornati?! ” Immaginate la mia risposta, considerando che un po’ di tempo prima, quando la mattina prendevo l’autobus per andare a scuola, nelle cuffiette girava la musicassetta di “DO WE SPEAK A DEAD LANGUAGE”!! La settimana dopo mi presentai alle prime prove con la spalla rotta nello snowpark il giorno della chiamata… ROCK AND ROLL!-  ah ah […]

Parliamo subito dell’album “Armed Music Against the Master Control Program”, che ho avuto il piacere di recensire e che ho trovato ottimo. Per voi rappresenta il debutto nel mondo della musica, com’è stato incidere un disco?

Tutti e quattro siamo abituati a vivere lo studio di registrazione perché proveniamo da realtà musicali affermate e attive da anni, non solo come musicisti. Registrare un disco è sempre e comunque un’esperienza. Riteniamo che imprimere una canzone, diciamo ufficializzarla, può dar gioie o infliggere dolore. Abbiamo lavorato per più di un anno su “Armed music against the Master Control Program” assieme al nostro fidato, membro occulto, sound-engineer Iggor Di Cataldo nel suo semplice ma magico MUDstudio. Il risultato che abbiamo raggiunto ci appaga. Riguardo al debutto… è un banco di prova. Al momento ci sta regalando magnifiche e soddisfacenti esperienze e per questo seguiamo curiosi l’evolversi di quest’avventura.

Siete giovani, avete energia da vendere e siete spinti da forti ideali.
Puoi spiegarci bene la vostra rabbia verso il ‘Master Control Program’?

Lo spazio dell’intero web non basterebbe per elencare le ingiustizie inflitte dal Sistema che ci sorveglia col pretesto della libertà, col veleno della schiavitù. Il Sistema, il “Master Control Program” deve trovare una giusta e vigorosa opposizione. Subdolo, sottile tutti i giorni manipola la nostra realtà. Punta il tuo dito contro, accusa, divulga, combatti e sveglia chi ti circonda. Il Sistema alimenta se stesso fine a se stesso. Il carburante sono gli indifesi. Dobbiamo acquisire la giusta coscienza per poterci opporre efficacemente. E’ tempo di scegliere se risvegliarci col quel poco di buon senso acquisito o ricominciare dall’inizio per ricommettere gli stessi errori. Indossiamo delle maschere nere in fibra di carbonio, non per egocentrismo, al contrario per un’idea di uguaglianza sociale. Noi tutti siamo Faida se agiamo con buon senso, quel sottovalutato luogo comune che dovrebbe coincidere con il giusto agire nell’interesse della comunità: scontato ma tutt’altro che praticato.

Passando alle canzoni mi sono piaciute tantissimo “Poin Your Finger”, “So You So What” e la conclusiva “J.Lo”: chi c’è dietro a questi 3 pezzi?  
E quali sono i tuoi brani preferiti?

Ogni canzone di A.M.A.T.M.C.P. parla di un argomento a noi caro, è uno sfogo. Difficile poter dire quale é la migliore, vanno contestualizzate. Sono nostri momenti diversi ma egualmente intensi. Probabilmente dal vivo amiamo suonare più di altre “So you, so what” perché semplice, diretta e di grande impatto.

Ho trovato fuori luogo “Intermission” che, a livello musicale, non dice nulla.
Penso però che abbia un significato, vuoi spiegarcelo?

Fuori luogo non direi è proprio in mezzo all’album… In realtà quello che può passare come un semplice filler, per i più attenti sarà un percorso sonoro attraverso un atto di denuncia. Di per sé è la traccia più violenta di tutto il lavoro. Vi invitiamo a trarre le vostre conclusioni attraverso le voci di personaggi importanti e insignificanti e ambientazioni sonore raccolte direttamente dai sottoscritti in vari luoghi. Un intreccio da decifrare. Vuole essere uno spunto di dibattito. A voi la mano.

Come operate in fase compositiva? 
Un’unica persona si occupa di tutto (testi, arrangiamenti…) o ognuno fa la sua parte?

I Faida sono un gruppo che nasce al di fuori della sala prove. In essa tutti discutono il loro contributo come del resto fanno anche all’esterno. A volte l’ispirazione nasce da un confronto, da una jam, comunque insieme. La musica e i testi dei Faida scaturiscono da sensazioni spesso dirette ed estemporanee. Purtroppo ogni giorno la vita ci sovraespone a validi motivi d’indignazione. La composizione è sempre di getto, l’arrangiamento meticoloso.

Cambiamo un po’ discorso e parliamo dei vostri show.
Sul web ho letto numerosi commenti positivi riguardo le vostre esibizioni dal vivo: qual’è per te la vostra arma segreta sul palco?

Ci piace scegliere accuratamente le nostre apparizioni, odiamo la sovraesposizione (soprattutto locale). Amiamo i grandi palchi dove il pubblico è più caloroso e partecipe. Il resto va da sé ed ogni uscita si trasforma in un evento… nostro personale se non altro. Abbiamo la forte e testarda convinzione che la musica sia solo quella dal vivo. Del rapporto diretto. Del guardarsi negli occhi senza filtri. Il Sistema filtra. Noi no. Quando abbiamo un nostro spazio cerchiamo di esprimere il massimo perché è ciò che s’aspetta e deve trovare chi abbiamo di fronte. Il secondo step è stupire. Magari non particolarmente tecnici ma abbiamo una buona cultura musicale, soprattutto live, la nostra musica è espressione e quindi quale miglior posto di un palco? Viviamo le nostre idee, sul palco le amplifichiamo. Sentiamo di aver molte cose da dire, il disco è un piccolo bignamino del nostro mondo ma dal vivo aggiungiamo dedizione e sudore…

 

Giuliano, ti occupi di molti aspetti della band come ad esempio la grafica, l’ufficio stampa, il tenere i contatti… ti ritieni un po’ il leader dei Faida?

No. I Faida sono una famiglia. Ognuno ha delle competenze e quindi un ruolo. Storicamente ho sempre seguito media e quant’altro. L’unico leader dei Faida è il Pubblico.

Cosa c’è nel vostro stereo ultimamente? Vi sentireste di consigliarci qualcosa? Magari anche qualche disco che ascoltavate mentre i Faida prendevano vita…

Riteniamo che i veri musicisti debbano ascoltare di tutto e noi cerchiamo di fare così… tralasciando magari i brani della CocaCola o della Nestlè, quello è business. Non ci lasciamo ispirare dalla musica ma dalla gente, dalle idee e dalla strada. Durante la registrazione del disco ascoltavamo tutt’altro per lasciare a noi stessi la nostra musica. I Faida come individui vivono di suono, anche nel silenzio. Ovviamente abbiamo un background più inciso in alcuni generi ma più che altro per un periodo: i mitici anni 90. Gente come Primus, 99posse, Downset, RATM, OneMinuteSilence, FaithNoMore, H-blockx, i primi Incubus, i Limp Bizkit, i Mudvayne di LD50… e basta così sennò mi vengo le lacrime perché non basta lo spazio… Del resto sono gli anni in cui sognavamo di fare gli astronauti, le rockstar o magari i pro-skater. Oggi ci basta esprimerci e non ci facciamo troppe paranoie sul modo. Nei nostri stereo viaggia veramente di tutto. Tra le cose più recenti ci sentiamo di consigliarvi Mastodon, The Ocean, ancora i Deftones, Skindred, Matley, i blueman group… tanto per dirne qualcuno. Dipende con cosa avete voglia di accompagnarvi.

Siamo in fase di chiusura, volete dirci un po’ i vostri imminenti programmi e magari fare qualche dedica?

Abbiamo pronto il prossimo disco che conterà quattordici calci in faccia conditi da un sacco di partecipazioni dalla scena italiana e non. In particolar modo ci teniamo nominare i “Cuentas Claras”, una delle realtà più affermate dell’Hiphop cubano. Sta poi per partire il tour estivo. Lungo la strada spunteranno fratelli e avvoltoi. I Faida cercano qualcuno o qualcosa che creda in loro e nel messaggio abbastanza da dar loro una valida chance di farsi conoscere. Dedichiamo A.M.A.T.M.C.P. a tutti coloro che condividono gli stessi sani ideali. La libertà non si compra, si conquista. In faccia ai nostri nemici. Dedicato alla musica. Alla musica per prima.

 

 

 

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